Taxi fermi a Venezia, persi 47 milioni di fatturato

Lo studio della Cgia: incassi giù del 98% per i mezzi acquei, dell’86% per le auto. Mancano turisti e clienti business

VENEZIA. Per i taxi su gomma tutto è iniziato con lo scoppio della pandemia ed il lockdown di marzo 2020. Per quelli acquei, la crisi risale addirittura all’acqua alta del 12 novembre 2019 e alla successiva scomparsa del turismo. Qua e là, soprattutto nei mesi estivi e durante la Mostra del Cinema, una timida ripresa si è pur vista. Numeri comunque risicatissimi per un settore alle prese con una crisi economica senza apparente via d’uscita. Secondo la Cgia, che ha realizzato un’indagine campionaria per conto di Radio Taxi Veneto Società Cooperativa, i taxi acquei tra marzo 2020 e febbraio 2021 hanno perso il 98% del fatturato, pari a circa 37 milioni di euro.

Con una crisi economica oltre che sanitaria tutta ancora da risolvere, includendo anche il mese di marzo le stime arrivano a una contrazione degli incassi superiore a 40 milioni di euro. Sempre nello stesso periodo di tempo, i taxi su gomma hanno visto ridursi gli incassi dell’86%, pari a quasi 6,9 milioni di euro. Anche in questo caso, inserendo il mese di marzo si arriva a superare i 7,6 milioni di euro. In tutto il Comune di Venezia, il comparto taxi annovera nel complesso 370 titolari di licenza. Di questi, 250 sono taxi acquei, 108 sono taxi su gomma e operano nella terraferma veneziana e altri 12 al Lido.


Inevitabilmente il crollo è legato alla scomparsa del turismo (locale e internazionale), fonte di reddito primaria per i tassisti di terra e soprattutto di acqua. Lo studio, infatti, ha messo in evidenza che nel 2020 il traffico aereo di passeggeri negli aeroporti di Venezia-Treviso è diminuito del 78% (-11,5 milioni di passeggeri).

Anche le presenze turistiche legate alla crocieristica si sono praticamente azzerate: gli ultimi dati disponibili raccolti dalla Cgia testimoniano un calo a Venezia del 99,6% dei passeggeri: se nel 2019 erano arrivati 1,6 milioni di visitatori, l’anno scorso sono crollati a 5.653. A ciò si aggiunge anche il ricorso allo smart working e al telelavoro che hanno praticamente azzerato gli incontri aziendali in presenza, i convegni e i congressi frequentati da dipendenti che arrivavano in città per la giornata di lavoro. Il che ha di fatto tolto dal mercato una fetta importante di clientela “business” che tradizionalmente a Venezia si sposta in taxi.

Secondo la Cgia, sui 61,3 milioni di euro di perdita complessiva di fatturato registrato sino a marzo 2021 dal comparto taxi in Veneto (734 licenze in tutto), ben 47,5 milioni (pari al 77,5% del totale) fa capo ai titolari di licenza del Comune di Venezia (contingente composto da 370 licenze).

«Per questo motivo», segnalano i vertici di Radio Taxi Veneto Società Cooperativa, «aspettiamo che tutte le istituzioni coinvolte si facciano carico della nostra situazione in modo strutturale e non episodico. Cominciando, in particolar modo, dall’utilizzo dei fondi già stanziati dal decreto Sostegni che ha messo a disposizione 400 milioni di euro in favore di Regioni e Province autonome per il sostegno delle categorie più colpite e per i servizi di trasporto pubblico locale integrativi in convenzione, ad esempio, con studenti e persone da vaccinare». —



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