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Pista troppo pericolosa sul Piave, i ciclisti chiedono una ciclabile parallela

Ciclisti e pedoni sul sentiero lungo il Piave e il dottor Castellano, investito da un biker

Il presidente Pietro Braghetta si fa portavoce delle proteste dopo gli ultimi incidenti lungo il percorso della Bim sul Piave. Parla il medico investito da un ciclista mentre passeggiava: "Almeno il pirata potrebbe chiedermi scusa"

SAN DONÀ. Sicurezza nella pista ciclabile lungo il Piave, le associazioni dei ciclisti prendono le distanze dagli scalmanati e pericolosi corridori in tuta attillata e caschetto. Ieri il presidente dell’Asd Magikabike, Pietro Braghetta, ha commentato con parole severe l’ultimo incidente che ha visto coinvolto un noto ristoratore di Musile, colpito da un ciclista sulla pista del Bim tra San Donà e Musile. Questi è barcollato e, un po’sovrappeso, si è retto in piedi per miracolo evitando la rovinosa caduta. Non ha potuto fare altro che inveire contro il ciclista che nel frattempo si è dileguato.

«Per prima cosa», ha detto il presidente di Magikabike Braghetta, «auguri a questi ciclista che speriamo possa tornare a pedalare con serenità. L’Asd Magikabike si dissocia con fermezza dai comportamenti di ciclisti che usano la pista in modo non regolamentare, non educato e pericoloso».

«Da tempo sottolineiamola necessità», aggiunge, «di creare un percorso alternativo e in sicurezza, che affianchi l’attuale pista del Bim e che permetta di cogliere le bellezze del territorio del Piave. Già in molteplici occasioni», conclude, «Magikabike, forte dei suoi 118 soci, si è resa disponibile a creare, tabellare e manutenere un percorso adatto, con costi completamente a nostro carico come recentemente fatto dal Nordic Walking».

Il percorso Bim è in realtà soggetto a un preciso regolamento che ne garantirebbe la sicurezza ed è previsto un limite di velocità di 20 km orari per i ciclisti che difficilmente lo rispettano. La promiscuità tra cicli, podisti, addirittura cavallerizzi, non è più concepibile e il rischio è che si verifichino gravi incidenti se non saranno stabilite regole più severe, una diversa organizzazione e anche previsti controlli.

«I controlli sono imprescindibili a questo punto», dice Massimiliano Rizzello, consigliere comunale di San Donà, «e se non è possibile con le polizia locali, pensiamo alla polizia metropolitana e altre forme di controllo con i volontari e le associazioni stesse. Ci chiediamo che cosa accadrebbe se un bambino fosse investito da uno di quei ciclisti sparati a velocità estreme in un percorso che non è una pista di ciclismo, ma una passeggiata immersa nella natura».

Intanto c'è chi porta ancora le cicatrici, le fratture, dopo una gita sulla ciclabile del Bim è il dottor Marco Castellano. Il medico del pronto soccorso di Oderzo, che abita lungo il Piave con la moglie, l’artista Annalù, nel giugno 2020 è stato travolto da un ciclista pirata poco lontano dalla sua villa. Si è fratturato il gomito e oggi ha il 35 per cento di invalidità. Non piega più l’arto e la sua carriera di medico è compromessa. Si è rivolto all’avvocato Luca Pavanetto, che è oltretutto un appassionato di ciclismo, per la denuncia contro ignoti perché il ciclista non si è mai fatto vivo.

«Almeno potrebbe presentarsi e chiedere scusa», commenta, «visto che mi ha causato una invalidità permanente. I ciclisti sfrecciano tutti i giorni sulla pista del Bim e io li vedo dalla mia casa perché passano davanti e sono rischi seri tutti i giorni. Per le gare ci sono i velodromi», conclude, «questa non è una pista per le corse». 




 

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