Chili di coca dalla ’ndrangheta «Condannate Baldan a 8 anni»

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Quasi 150 anni di reclusione: tanto hanno chiesto i pm antimafia della Dda di Venezia, Patrizia Ciccarese e Andrea Petroni, per 25 degli 84 imputati dell’inchiesta “Taurus”, che hanno scelto il rito abbreviato. La maxi udienza è in corso in aula bunker, davanti al gup Luca Marini. Al centro dell’indagine dei carabinieri dei Ros, il radicamento ormai ventennale nel Veronese di esponenti delle ’ndrine calabresi della piana di Gioia Tauro, con affari che si sono spinti fino al veneziano e al Trevigiano. “Taurus” ha inanellato 109 capi di imputazione, contestando a diverso titolo agli imputati tutta una serie di reati che caratterizzano la presenza delle mafie al Nord: dall’associazione di stampo mafioso (per otto imputati) all’usura e alle estorsioni (con tassi dal 300 a oltre il 600 per cento), minacce, rapina, ricettazione, riciclaggio, traffico d’armi e di stupefacenti.


Ed è proprio la droga a coinvolgere nell’inchiesta anche il pregiudicato di Mira Gabriele Baldan (55 anni) per il quale i pm hanno chiesto 8 anni di condanna, accusato di aver comprato chili di cocaina dal trevigiano Simone Conte (47enne di Mareno di Piave: per lui la richiesta della Dda è di una pena a 9 anni e 9 mesi). Quattro chili di cocaina a 39 mila euro al chilo in un’occasione (ricostruisce la Procura), 5 in un’altra e altrettanti in una terza fornitura, nel 2014. Fermato a un posto di blocco, nel gennaio del 2015, Baldan aveva cercato di scappare speronando l’auto dei carabinieri.

A rifornirli di droga – per l’accusa – Agostino Napoli, che aveva trasformato il negozio di tabacchino a Sommacampagna in centro del traffico (16 anni e 4 mesi la richiesta per lui). Tra le richieste dei pm: 10 anni e 2 mesi di reclusione per Santo Pirotta e 9 anni per Salvatore Arabia. Quindi, pene variabili dai 4 ai 7 anni. In sei hanno chiesto di patteggiare. Tre le richieste di assoluzione, mentre per 50 indagati si va verso il processo in aula. Tra questi, Carmine “Carminello” Gerace (40 anni) detto “Carminello”, per i magistrati, «elemento apicale della struttura veronese della ’ndrangheta». Ora parola a parti civili e difese: sentenza attesa per maggio. —



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