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Veneto City, progetto mai decollato: soci in trattativa per vendere l’area

La società proprietaria dell’area (l’ex Veneto city spa), in forte crisi finanziaria e con circa 15 milioni di debiti nei confronti degli istituti di credito, sta trattando per vendere il terreno a «una società di primario standing nazionale interessata all’acquisizione di tutta l’area di proprietà»

DOLO. Il mega-progetto Veneto City non si farà più, ma i terreni della frazione di Arino di Dolo, a ridosso dell’A4 e del Passante di Mestre, continuano a fare gola. Posizione strategica, ben collegata alla rete viaria, lungo l’A 4 e a due passi da Venezia.

Il 7 aprile la Città metropolitana di Venezia – dopo che l’hanno fatto i Comuni di Dolo e Pianiga e la Regione Veneto – con un decreto del sindaco Luigi Brugnaro ha firmato l’ordinanza che approva l’accordo di risoluzione dell’accordo di programma siglato nel 2011 e a breve dovrà essere la Regione a convocare la Conferenza dei servizi decisoria che metterà la pietra tombale sul progetto.

Nel frattempo la società proprietaria dell’area (l’ex Veneto city spa, ora Protea srl sostanzialmente con la stessa compagine societaria) in forte crisi finanziaria e con circa 15 milioni di debiti nei confronti degli istituti di credito, sta trattando per vendere il terreno a «una società di primario standing nazionale interessata all’acquisizione di tutta l’area di proprietà». Lo si legge nella relazione sulla gestione della società presentata alla fine dello scorso anno dall’amministratore unico Andrea Cuzzolin.


L’intervento Veneto City (alberghi, uffici, sala convegni, fiera, spazi universitari e un centro per le eccellenze regionali dai contorni sempre fumosi) avrebbe visto la costruzione di oltre 502 mila metri quadrati di superficie netta per oltre 1 milione e 700 mila metri cubi disposi tra torri ed edifici a piano terra, con un primo progetto affidato allo studio dell’architetto Mario Cucinella (che ora sta lavorando al nuovo garage San Marco di piazzale Roma).

Accordo di programma siglato nel 2011, benedetto dall’ex governatore Giancarlo Galan - che immaginava di trasferirvi anche degli uffici regionali - e contestato dalle comunità locali e dai comitati: «Una colata di cemento in mezzo alla campagna». Un intervento in effetti dalle proporzioni gigantesche in un’area in cui la pianificazione urbanistica di Dolo (piani norma 4 e 5) come da Piano regolatore del 1999 prevedeva la realizzazione di una zona industriale, ma che mettendo insieme i due proprietari delle aree (la società Veneto City e il gruppo Basso) e grazie all’accordo di programma aveva visto lievitare la cubatura di cui disporre.

Un polo del terziario rimasto sulla carta. La crisi, l’ostinazione del Comune di Dolo nel pretendere documenti che la società non mandava, la morte - avvenuta nel 2017, in Crimea, durante una battuta di caccia - dell’ingegnere Luigi Endrizzi, il vero promotore del progetto, e infine le difficoltà delle società dentro Veneto City hanno portato i promotori ad alzare bandiera bianca, l’estate scorsa, mettendo per iscritto la volontà di rinunciare al progetto Veneto City così come era stato pensato.

Dando il là all’iter per la revoca dell’accordo di programma, arrivato quindi alle battute finali. «Gli siamo stati con il fiato sul collo», dice l’assessore all’Urbanistica di Dolo, «Matteo Bellomo, e abbiamo evitato la realizzazione di un intervento devastante per il territorio anche dal punto di vista dell’impatto economico e sociale».

E adesso? Che ne sarà di quell’area di 718 mila metri quadrati? La società Protea (l’ex Veneto City Spa) non naviga in buone acque. Stando all’ultimo bilancio, relativo al 2019 e approvato alla fine dello scorso anno, il passivo dello stato patrimoniale è di oltre 11 milioni di euro, mentre nel conto economico la perdita d’esercizio è stata di oltre 27 milioni di euro. I debiti nei confronti delle banche, tra queste Unicredit, ammontano a oltre 15 milioni di euro.

E con le banche si sta da tempo lavorando per cercare di ristrutturare il debito. Ma è soprattutto la relazione dell’amministratore Cuzzolin a spiegare quali siano le condizioni della società. «La perdita di esercizio conseguita nel 2019 di euro 27.174.115 è stata determinata», recita la relazione, soprattutto da due fattori. Uno: «L’adeguamento del valore dell’area di proprietà per una variazione in diminuzione rispetto al precedente esercizio in funzione dell’andamento del mercato».

Due: «I costi sostenuti nel corso dell’anno e, tra questi, principalmente l’Imu che, tenuto conto dell’importanza delle aree possedute, ha incidenza rilevante». La proposta di vendere a una società italiana si presenta - si legge nella relazione - «in alternativa alla precedente ipotesi, ormai superata, di cedere a una nota società internazionale un lotto di circa 200 mila metri quadri di superficie territoriale». —


 

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