Crollano i contagi, non ancora i ricoveri: tutte le cifre Comune per Comune nel Veneziano

Nell’ultimo mese positivi scesi del 20 per cento: la provincia “vede” la zona gialla ma l’Ordine dei medici avverte: «Per parlare di trend bisogna attendere altri sette giorni»

VENEZIA. La speranza di un futuro molto prossimo – magari, già da lunedì 19 – a tinte gialle trova una (timida per quanto riguarda i ricoveri) corrispondenza nelle cifre dell’andamento del contagio nella nostra provincia, tutte al ribasso. Con la diffusione del virus che, nell’ultimo mese, ha registrato una ritirata nell’ordine del 20%. Scene già viste nei mesi passati, seppur con un’inclinazione della curva molto diversa.

IL CONTAGIO


Il virus aveva battuto la ritirata a gennaio, con contagi dimezzati nell’arco di quattro settimane. Ma si parlava di altri numeri. Allora si partì l’8 gennaio da 13.640 contagi per arrivare, il 29 dello stesso mese, a 6.792. Un dato comunque superiore a quello, pur alto, che leggevamo il 21 marzo scorso: 6.480 positivi in tutta la provincia.

La settimana “fondamentale” è stata l’ultima, nel corso della quale siamo scesi sotto le due quote simbolo dei 6 mila e 5 mila contagi, attestandoci ora a 4.797 casi attivi in tutta la provincia.

I RICOVERI



Sono molto più ballerini i dati che indicano l’andamento dei ricoveri, tra area medica e Terapia intensiva. Insomma, la fine del tunnel appare ancora piuttosto lontana. Del resto, era stato il presidente della Regione Luca Zaia a lanciare l’allarme, giusto la settimana scorsa.

In uno scenario che, seppur ancora meno preoccupante, merita di essere tenuto sotto stretto controllo, la nostra provincia appare comunque un’isola felice, con dati che sono ben distanti dalle cifre conosciute tra dicembre e gennaio, con il numero dei posti letto occupati che sfiorava le 600 unità, un decimo dei quali nei reparti più critici.

Tracciare una linea che riesca a mostrare l’andamento dei ricoveri, oggi, appare molto difficile. Aumentati fino a Pasqua, sono finalmente in calo da una settimana, pur superando le cifre registrate un mese fa. Attualmente si contano infatti 293 persone ricoverate in area medica e 37 in Terapia intensiva, il 21 marzo erano rispettivamente 213 e 26.

Infografica: la situazione nella Ulss3



Numeri che comunque hanno costretto le aziende sanitarie a operare una quasi riconversione Covid degli ospedali, con la sospensione delle attività ordinarie e non urgenti. «L’ospedale di Dolo è dedicato unicamente al Covid, abbiamo dovuto occupare le sale operatorie con letti di Terapia intensiva» spiega Paolo Rosi, direttore della centrale operativa del Suem dell’Usl 3. «Mirano ha visto un’implementazione delle sue dotazioni. A Mestre, una parte dell’Ucic (l’Unità di cura intensiva coronarica) è stata trasformata in Rianimazione. Per ora, ci fermiamo qui. Lontani dal dato di dicembre, potremmo sopportare un carico ancora maggiore. Ma non bisogna abbassare la guardia. Ogni dieci persone in area medica, se ne conta una in Terapia intensiva».

Infografica: la situazione nella Ulss4



IL COMMENTO

«I dati sono stazionari, con una lievissima flessione di qualche unità, soprattutto per Terapie intensive e subintensive. Ma, per parlare di trend, è necessario attendere almeno un’altra settimana» commenta Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici.

«È il risultato della zona rossa», conclude il Giovanni Leoni, «ma è necessario non abbassare la guardia. Soprattutto ora, con la variante inglese che ha preso il sopravvento. L’unica arma che abbiamo per uscire da questo incubo sono i vaccini. È necessario che l’Italia inizi a produrli autonomamente, ma questo non è un lavoro che si organizza dalla mattina alla sera. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che i vaccini non ci serviranno soltanto quest’anno, per questo la strada da percorrere deve essere la della produzione interna». —

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