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La testimonianza del sub: «Il Mose sott’acqua, situazione drammatica»

Racconta di uno scenario da incubo. Sotto, visibilità scarsissima e acqua torbida. Sedimenti che restano sospesi nell’acqua e impediscono di fare foto di qualità. La grande macchina è coperta dalla sabbia e attaccata dalla ruggine

VENEZIA. «La situazione sott’acqua è preoccupante. Meccanismi corrosi, sabbia che si accumula. E le ispezioni fatte alla base del Mose sono state molto poche. Un problema che va affrontato con urgenza».

Lui è un giovane subacqueo che ha lavorato con le aziende del Mose. Tra gli esperti inviati sott’acqua a verificare lo stato dei meccanismi. I suoi rapporti sono stati inviati al Consorzio, al provveditorato, all’ufficio del commissario. Ma la situazione ancora non è cambiata.


Racconta di uno scenario da incubo. Sotto, visibilità scarsissima e acqua torbida. Sedimenti che restano sospesi nell’acqua e impediscono di fare foto di qualità. La grande macchina è coperta dalla sabbia e attaccata dalla ruggine.

«La situazione peggiore», dice il sub, che per ovvie ragioni preferisce non rivelare la sua identità, «è quella nella bocca di porto di Lido, lato Treporti. Lì da molti anni le paratoie sono sommerse dalla sabbia. Viene tolta quando bisogna sollevare la barriera, ma poi si deposita di nuovo. Non hanno ancora trovato il sistema per ovviare a questo grave inconveniente. C’era una gara in corso, ma tutto è bloccato».

Lo stato delle cerniere femmina, quelle fissate sui cassoni calcestruzzo sul fondo è drammatico. Pezzi attaccati dalla corrosione, in molte parti da cambiare. Anche qui la gara è ferma. Bandita due anni e mezzo fa per cercare una soluzione alle cerniere e cambiare i materiali non adatti. 34 milioni di euro ancora nei cassetti. Perché tre imprese sono state accettate: Fincantieri, Cimolai e De Pretto industrie. Ma i sopralluoghi ai cantieri non sono mai stati organizzati, e la gara è ferma. «I tempi sono tropo lunghi, incompatibili cone quelli per concludere il Mose», ha scritto il commissario liquidatore Massimo Miani

Il Mose, opera che vive sott’acqua, ha bisogno di manutenzione continua. E soprattutto di sopralluoghi subacquei per verifcarne lo stato di conservazione e la tenuta. Ma questi non sono tra le priorità di chi gestisce e ha gestito la grande macchina del Mose, costato fin qui quasi sei miliardi di euro.

Le ispezioni sono state molto poche. Superate nei numeri da quelle giornalistiche, come le denunce di trasmissioni come Report e La 7. Oppure di recente da quelle dei sub della Guardia di Finanza, nell’ambito della nuova indagine sul danno erariale a carico di ignoti avviata dalla Procura della Corte dei Conti. Ma un altro fatto grave è che i sub non hanno alcun diritto. Non esiste una categoria di settore. Vengono assunti come operai. Hanno l’obbligo di rinnovare la loro iscrizione alla Capitaneria di porto. Ma “non esistono” tra le figure professionali che lavorano al Mose. Una delle tante assurdità dell’opera,

L’ultimo ma non ultimo problema è quello dei pagamenti. I soldi sono finiti, almeno per certi settori. Così le ditte che hanno lavorato per il Mose, per i test e le manutenzioni, avanzano ancora soldi Per lavori già fatti. L’attività di cantiere rallenta. E intanto i problemi si aggravano. —



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