Rolex e villini sulla pelle degli operai dei subappalti Fincantieri, giovedì gli sfruttatori davanti al giudice

La Guardia di Finanza ha sequestrato 1,3 milioni ai quattro imprenditori albanesi, sono tutti agli arresti domiciliari

Roberta De Rossi

Oggi toccherà agli “sfruttatori” presentarsi davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Battistuzzi, che li ha messi agli arresti domiciliari. Quattro imprenditori di nazionalità albanese e residenza mestrina, accusati dal pm Giorgio Gava di aver sfruttato all’osso i propri operai sottopagandoli meno di 7 euro all’ora, in barba a qualsiasi norma del diritto del lavoro, senza conoscere né ferie né malattia. Titolari di società accusati anche di far parte di un maxi-giro di false fatture per evadere il Fisco con spese inesistenti.


Un doppio affare - accusa la Procura - capace non solo di ridurre a prezzi stracciati le offerte che facevano loro conquistare i subappalti in Fincantieri (oliando anche qualche dirigente con doni di Natale), ma trovando anche di che arricchirsi sul sudore e la disperazione di almeno 77 operai. Tanto che sono scattati anche sequestri per 1,3 milioni di euro: tre appartamenti, un villino, altri quattro immobili, preziosi orologi Rolex, Cartier, Hermes, una Porche Cayenne, conti correnti a svariati zeri.

Nella sua ordinanza, il giudice delle indagini preliminari Battistuzzi riassume così la necessità di arrestare Gezim Hasaj, Gezim Sufaj, Valmir Sykaj e Elvisa Hasaj (difesi dagli avvocati Salvalaio, Lazzaro, Riccardo Vianello): c’è il rischio che, se liberi, continuino a sfruttare ed evadere, data «la sistematicità e continuità nell’azione di sfruttamento di un numero elevatissimo di lavoratori, con l’applicazione di condizioni deteriori, avulse da qualsivoglia previsione di legge e in palese violazione del contratto collettivo; condizioni che consentono tutt’oggi agli indagati di speculare, con notevoli profitti, sulle condizioni di debolezza in cui gli stessi lavoratori si trovano».

Operai fragilissimi, perché dal loro posto di lavoro nero, dipendeva anche il loro permesso di soggiorno. «Si tratta di una condotta criminosa assai strutturata, con la costituzione e gestione di società da parte degli indagati», prosegue il gip, «posta in essere con modalità fraudolentemente finalizzate ad occultare le condizioni di sfruttamento (predisponendo buste paga apparentemente regolari, occultando le reali condizioni economiche e non solo) e a massimizzare i profitti, anche attraverso sistematiche condotte delittuose costituite da operazioni inesistenti, così da abbattere in modo consistente pure gli imponibili fiscali».

Quella che ha portato Gezim e Elvisa Hasaj, Gezim Sufaj, Valmir Sykaj ai domiciliari (e altre 6 persone con divieto di dimora a Marghera) è la seconda e forse conclusiva parte dell’inchiesta “Paga globale”, condotta dai finanzieri del nucleo di Polizia tributaria e coordinata dal pm Gava, che ha già coinvolto un nucleo di imprenditori bengalesi e alcuni dirigenti di Fincantieri e che molto deve alle confessioni del fiscalista Angelo Di Corrado.

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