Richieste triplicate nel 2021 per il reddito di cittadinanza nel Veneziano

L’analisi dall’osservatorio delle Acli: il 75% dei lavoratori è del settore turistico. «A inizio pandemia le famiglie si sono arrangiate, ora il quadro è drammatico»

VENEZIA. Triplicate da dicembre a marzo le richieste di reddito di cittadinanza nel Veneziano, segno che per ora la curva della crisi economica non conosce alcun rallentamento. E che il disagio economico continua a crescere di settimana in settimana. Un osservatorio “privilegiato” è la segreteria provinciale delle Acli, che collabora con la Caritas nella gestione del Fondo San Nicolò, istituito dal Patriarcato di Venezia proprio a sostegno delle famiglie in difficoltà economica a causa della pandemia.

«Nella prima fase da giugno a novembre», sottolinea Paolo Grigolato, presidente delle Acli provinciali di Venezia, «abbiamo assistito nella preparazione delle domande 79 persone sulle complessive 155 che hanno richiesto il contributo. Nella seconda fase, in soli due mesi da febbraio a oggi, siamo stati contattati da 165 persone, senza contare quelle che si sono rivolte direttamente alla Caritas. Se nei primi mesi della pandemia le famiglie sono riuscite ad arrangiarsi tra risparmi e ammortizzatori vari, ora la situazione è divenuta drammatica».

La grande maggioranza delle richieste raccolte dalle Acli, il 75%, arriva da lavoratori del settore turistico, il più penalizzato dalla crisi. Tre quarti dei richiedenti sono di origine straniera, nell’85% dei casi si tratta di famiglie con figli. «Nella crisi si conferma come il turismo a Venezia», aggiunge Grigolato, «si basi in gran parte su lavoratori poco qualificati e con scarse tutele contrattuali, in maggior parte stranieri impiegati come camerieri, addetti alle pulizie, facchini, lavapiatti. Ma la crisi colpisce tutti trasversalmente, anche gli italiani, in particolare coloro che devono pensare anche a figli minori».

Altri segnali preoccupanti arrivano dai servizi Acli. Il patronato, a livello provinciale, tra dicembre e marzo ha elaborato 389 domande per il reddito di cittadinanza, il triplo rispetto alle 126 elaborate nello stesso periodo dello scorso anno. Calano invece del 31% le richieste di disoccupazione, segno di un mercato del lavoro fermo sia in uscita (con il blocco dei licenziamenti) ma anche in entrata. Per questo si attende ora un forte afflusso di richieste per il reddito di emergenza, che nella nuova edizione sarà accessibile anche a coloro che hanno concluso la disoccupazione tra luglio 2020 e febbraio 2021.

Ancora: nei primi due mesi e mezzo dell’anno, il Caaf ha elaborato quasi 5mila Isee ordinari, il 54% di quelli elaborati in tutto il 2020. Colpisce che le richieste di Isee corrente, che fotografa la situazione economica delle famiglie in modo aggiornato, siano passate nello stesso periodo da 17 a 107, segno di un forte impoverimento nell’ultimo anno. Senza contare che la percentuale di Isee sotto i 9.350 euro, ovvero la soglia d’accesso al reddito di cittadinanza, è passata dal 42% al 53%, con una punta dell’82% tra gli Isee correnti. —



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