Focolaio nella Rsa a San Donà: 66 contagi senza sintomi

Cinque persone hanno rifiutato la dose, la direzione: «Impossibile stabilire come è entrato in virus in casa di riposo»

SAN DONA'. È il più grande focolaio divampato in una casa di riposo veneziana dall’inizio della campagna di vaccinazione nelle Rsa. Sono 66 le persone risultate positive, di cui la metà solo debolmente, nella casa di riposo Monumento ai caduti di San Donà, una delle più importanti del Veneto orientale. In cinque – tre anziani e due operatori – avevano rifiutato il vaccino.

Sono poi diversi i casi di re-infezione, tanto tra gli ospiti quanto tra i lavoratori. La situazione è stata portata anche all’attenzione del presidente Zaia, nel corso del suo consueto punto stampa nella sede della Protezione civile, a Marghera. Già in passato, la Rsa sandonatese era stata investita dal contagio.


A risultare positivi all’ultimo giro di tamponi molecolari, effettuato il 31 marzo, sono 42 anziani su 158 (uno dei quali ricoverato in ospedale, ma non per Covid), tutti asintomatici, e 24 operatori su 120. E, tra la platea della struttura, filtra il timore che all’origine dei contagi ci sia il rifiuto del vaccino.

«Nessuno lo può sapere», risponde il coordinatore della struttura, che non si sbilancia nemmeno sulla possibilità di demansionare o sospendere gli operatori “no vax”, come indica il recente decreto legge firmato dal presidente del Consiglio, Draghi: «Non possiamo prendere nessuna decisione in merito, finché non ci saranno fornite le specifiche comunicazioni».

A dire “no” al vaccino, tra le 66 persone risultate positive al tampone molecolare, sono stati in 5: «Un paio di lavoratori e tre anziani, i cui amministratori di sostegno e familiari avevano fornito il dissenso per iscritto», fanno sapere dalla struttura. Gli altri, ospiti e lavoratori, erano stati tutti vaccinati con dosi di Pfizer.

Una ventina di anziani, con prima dose a gennaio e richiamo dopo 21 giorni. Gli altri, che in passato erano risultati positivi al Covid, come da protocollo, avevano dovuto attendere 90 giorni dalla negativizzazione, quindi sono stati vaccinati il primo aprile. Tra i dipendenti, c’è invece chi sostiene che il contagio possa avere avuto origine dalle visite dei parenti. «Ma, nei reparti, queste sono sempre state vietate, come dispongono il protocollo della regione e dell’Usl 4. Le visite sono state aperte 15 giorni fa, ma sempre attraverso uno schermo in plexiglas», rispondono dalla struttura. Adesso anche queste sono state sospese, l’unica eccezione è rappresentate da quelle per il fine vita. I casi nella casa di riposo di San Donà seguono di pochi giorni i contagi registrati in tre strutture Ipav - Antica scuola dei battuti, Zitelle e San Lorenzo -, con il contagio di quindici operatori e tre anziani. In quel caso, tuttavia, erano tutti stati vaccinati. Alla Monumento ai caduti, a dire «Sì» alla profilassi sono stati quasi tutti gli ospiti, mentre il rifiuto è arrivato da una quindicina di operatori.

«Il vaccino non esclude la possibilità di nuovi contagi» conclude la direzione della casa di riposo sandonatese, cercando di fornire una spiegazione a quanto accaduto: «Il numero dei contagiati è alto, ma per metà si tratta di persone debolmente positive e, in ogni caso, tutte asintomatiche. Segno che il vaccino funziona e protegge dal virus, che ricompare senza sintomi». —

Laura Berlinghieri

Giovanni Cagnassi

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