«Un centro musicale all’ex emeroteca di Mestre». Ma si fa strada la proposta di demolizione

L’ex responsabile culturale Esposito: «Un luogo fondamentale». Bettin: «Perso il valore sociale, buttiamola giù»

Mestre. C’è chi, come l’ex responsabile culturale per Mestre Mario Esposito, ci vedrebbe bene un centro per la musica. Michele Boato, del forum per Mestre, ci immagina il museo civico della città. Altri, come il consigliere comunale Gianfranco Bettin, è per abbattere l’edificio, come ha proposto monsignor Gianni Bernardi del duomo di Mestre.

Sono tante le idee per l’ex banca e poi emeroteca di Mestre, all’ingresso di piazza Ferretto, chiusa da sei anni, dopo un parziale restauro, e dopo che due bandi del Comune, alla ricerca di qualcuno che lo prendesse in gestione per aprirvi un ristorante o un bar, sono andati deserti.

Il Comune, con l’assessore al Patrimonio Paola Mar, ha già fatto sapere che verrà realizzato un nuovo bando ma non ora, tra almeno sei mesi, quando – si spera – si vedranno i primi segnali di una ripresa economica.


Ma sono in molti che, in queste ore, stanno cercando di immaginare un futuro diverso per l’edificio. «Nel 1980, dopo che l’ex sede della banca Cattolica venne acquistata dal Comune», ricorda Mario Esposito, «organizzammo un laboratorio internazionale di jazz diretto, tra gli altri, da Enrico Rava e Roswel Rudd. Quello spazio è perfetto per diventare un centro musicale».

Esposito allarga la riflessione sui centri culturali di Mestre. «Il centro Candiani è diventato una cattedrale nel deserto, l’M9 non è decollato e per ora resta un corpo estraneo. Queste due strutture possono avere un ruolo nuovo per un rilancio culturale della città e del territorio. La nuova presidenza dell’M9 ha di recente proclamato l’intenzione di aprire la struttura alle realtà locali, ben venga questa proposta».

Per il centro Candiani la proposta è quella di trasferirvi l’Asac (Archivio storico delle arti contemporanee) della Biennale. «Purtroppo sembra dotato di ruote mobili, lo spostano continuamente. Il Candiani con i suoi spazi e le sue strutture tecniche potrebbe ospitare degnamente l’Archivio Asac e lavorare in sinergia con l’M9. Si costituirebbe così a Mestre un polo sul Novecento più consono allo spirito delle due strutture e un importante punto di riferimento sull’arte contemporanea». Nel futuro dell’emeroteca Boato vede invece gli spazi appropriati per il nuovo museo civico di Mestre.

«Sta nel cuore di Mestre, è stata per decenni il luogo non solo di lettura dei quotidiani e riviste, ma anche di importanti dibattiti (storici quelli sulla pedonalizzazione e sui progetti della nuova piazza con la fontana di Zordan); ora si affaccia di nuovo sul ramo sud del Marzenego, anche con la bellissima galleria ricavata dal restauro dell’immobile». Spazi belli ma vuoti, è la riflessione. «E non è vero che nessuno li vuole, c’è la richiesta di un Museo Civico della città di Mestre che aspetta una risposta da circa 40 anni».

Una richiesta che, nonostante le varie sedi ipotizzate, non ha mai trovato risposta. Nel dibattito torna anche l’ipotesi dell’abbattimento, di cui si era più volte discusso in passato. Favorevole monsignor Bernardi, d’accordo il consigliere Bettin: «Di fatto in abbandono, dopo che l’attuale amministrazione ha deciso di non utilizzarla più come spazio pubblico, il manufatto ricorda una fase in cui a Mestre si è costruito senza tener conto della storia della città. Risalente alla fine degli anni ’20, è stato per decenni sede di una banca e, da allora, copre la vista dell’antica Scuola dei Battuti (l’attuale Laurentianum), trecentesca, importante e integra testimonianza della Mestre medioevale. Da decenni (fin dal piano di recupero del centro del 1973) si discute se abbatterlo. A lungo, l’incertezza sulla sua sorte è stata determinata dall’uso intenso dello spazio, poi divenuto di proprietà comunale».

Ora, visto lo stato di abbandono, secondo Bettin è arrivato il momento di fare una scelta coraggiosa: abbattere l’edificio.

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