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L'interminabile lotta in laguna tra i vongolari e la Finanza

In pattuglia con le Fiamme Gialle a Venezia: non solo controlli, ma anche servizi di prossimità. «Durante il periodo di pandemia è aumentata la pesca abusiva: ora ci sono anche i cinesi»

VENEZIA. Le motovedette della Guardia di Finanza pattugliano notte e giorno le acque di Venezia. Una presenza invisibile con gli occhi della terraferma ma estremamente preziosa, perché la laguna è un mondo e Venezia la sua capitale.

E in laguna si vedono cose che solo in acqua si scorgono. Come salvare una persona ferita e priva di sensi dopo lo scontro in barchino con un palo oppure deviare i vaporetti perchè nel canale della Giudecca stanno nuotando due delfini. O più semplicemente ormeggiare in un rio secondario per dialogare con un anziano affacciato alla finestra che non vedeva anima viva dall’inizio del lockdown. Oppure ancora raggiungere San Francesco della Vigna per incontrare il frate che distilla liquori e incrociare preziose informazioni sul traffico lagunare.

Se da un lato la pandemia – cancellando il turismo – ha reso più visibile la presenza dei mezzi delle Fiamme gialle, dall’altro ha acuito a dismisura il fenomeno dei vongolari che di notte sfidano i finanzieri.

La prima linea di questa guerra sono i militari della stazione navale della Guardia di Finanza – 45 mezzi nautici e circa 200 finanzieri – sede alla Giudecca e sezioni operative a Chioggia, Porto Levante e Caorle. Li guida il tenente colonnello Biagio Looz, un napoletano da tre anni a Venezia.

Le loro motovedette non sono le uniche, naturalmente, perché in laguna ci sono tutte le forze di polizia. Ma in questo tempo strano si può intuire meglio il lato di prossimità del corpo militare che dipende dal ministero dell’Economia e Finanze.



Il più appariscente dei loro servizi è quello naturalmente del contrasto alla pesca abusiva, l’eterno scontro con i vongolari irregolari. Ogni notte in laguna finanzieri e pescatori ingaggiano una battaglia navale fatta di segnali acustici e fari puntati, inseguimenti e speronamenti, imprecazioni e sanzioni. Una guerra di logoramento che assume tattiche sempre più evolute, con l’uso di barchini-palo che avvisano della presenza dei finanzieri, motoscafi truccati con doppio motore, vie di fuga attraverso canali dai fondali bassi dove le motovedette non riescono a penetrare.

«Cerchiamo di far capire loro che l’uso di rasche, turbosoffianti e gabbie metalliche devasta i fondali, che pescare fuori dalle zone autorizzate è pericoloso per il prodotto, ma gli interessi economici sono troppo forti e prevalgono» spiega il comandante della stazione nautica.

Chioggiotti e pellestrinotti riescono a piazzare al mercato ittico le vongole a 8 euro al chilo, al dettaglio valgono tranquillamente il doppio. Come proibita è la pesca nella laguna davanti alla zona industriale di Porto Marghera. Nelle notti buone i vongolari più esperti in un’ora riescono a raccoglierne anche una tonnellata. I conti sono presto fatti, parliamo di migliaia di euro.

Ma l’apparente facilità di guadagno e la pandemia hanno fatto entrare in questo mercato anche pescatori rumeni e, più recentemente, intere famiglie di cinesi. Si notano soprattutto dalle parti davanti Fusina, in territori vietati: arrivano con piccoli barchini e, in alcuni casi, anche a piedi dalla terraferma. Un fenomeno che non piace ai tradizionali pescatori, costretti a spartire questo tesoro della laguna con nuovi concorrenti. —

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