Covid hotel, nessun paziente ospite a Jesolo

L'Hotel Progresso, una delle strutture messa disposizione come Covid hotel

La convenzione con l’Usl 4 è rimasta operativa un solo mese. La struttura individuata a Mestre invece è ancora aperta 

VENEZIA. Dovevano essere la soluzione vincente per evitare i contagi in ambito familiare, garantendo alle persone positive ma asintomatiche la possibilità di trascorrere il periodo di quarantena in totale isolamento. Dove? Nelle stanze del Covid hotel. Peccato che, nelle due strutture messe a disposizione a Jesolo, non ci sia andato nessuno.

«Anzi sì, una signora, che non poteva stare a casa con la famiglia», racconta Matteo Rizzante, il titolare delle due strutture mese a disposizione, «ma è arrivata personalmente, pochi giorni prima che partisse la convenzione».

Nemmeno qualche telefonata per ricevere informazioni? «Qualche telefonata sì», dice Rizzante, «ho informato chi chiamava che si sarebbe dovuto rivolgere al proprio medico di famiglia e all’Usl, che sarebbero stati loro a mandarli qui, a spese dell’Usl, ma dopo non è arrivato nessuno».

Tanto che l’Usl 4, visto l’esito fallimentare dell’esperimento, dopo il primo mese di convenzione, a fine gennaio ha deciso di chiudere l’accordo siglato per le due strutture: l’hotel Lucciola e il residence Progresso anche se a essere attivata è stata solo quest’ultima struttura, composta da 12 appartamenti.

Locali che, in base alla convenzione, l’Usl ha dovuto pagare anche se non sono mai stati utilizzati. Il costo previsto dalla convenzione era di 500 euro a settimana per appartamento, ridotto del 50% per gli appartamenti non occupati. Si può stimare quindi che - con gli alloggi rimasti tutti vuoti - la spesa per l’Usl sia stata di 15 mila euro.

A bilancio infatti l’Usl 4 ne aveva messi poco più di 30 mila, calcolando anche i costi di sanificazione. «Non so che cosa non abbia funzionato», spiega Rizzante che preferisce non parlare di cifre, «ma le camere erano a disposizione. E ricordo che quando l’Usl cercava disperatamente strutture, siamo stati gli unici a metterci a disposizione, mentre altri avevano paura di essere individuati come lazzaretti». Rizzante è stato tra gli albergatori che si sono offerti anche di ospitare i medici al lavoro nel Covid hotel di Jesolo.

È stata proprio la paura di cattiva pubblicità a far fare un passo indietro all’albergo che, in un primo momento, era stato individuato a Mestre, il cui nome era già stato comunicato ufficialmente dalla Regione Veneto: lo Staycity di via Ca’ Marcello.

Nelle settimane successive l’Usl 3 ha trovato l’accordo con un’altra struttura della terraferma, rimasta però top secret. «Un albergo ancora operativo e nel quale sono attualmente ospitati alcuni pazienti», filtra dall’Usl. Qui, per esempio, avrebbero trovato ospitalità i marittimi che erano nella foresteria del Civile di Venezia. Le stanze infatti sono usate più da chi, in città per lavoro, si scopre positivo e non sa dove sbattere la testa.

I pazienti inviati dai medici di famiglia sono pochissimi. Alcuni medici - spiegano - neppure sapevano della possibilità di trascorrere in questa struttura la quarantena. Altri ne hanno sentito parlare. «Ma anche se contagiato», racconta uno di loro, «chi può preferisce trascorrere la quarantena in famiglia, isolandosi in una stanza. E’ più pericoloso da un lato, ma dall’altro c’è la sicurezza di avere i familiari vicini in caso di complicazioni».

Ecco perché molte stanze del covid hotel sono rimaste vuote. —


 

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