Gestivano il mercato dello spaccio a Chioggia. Le prime 14 condanne

Una veduta aerea di Chiogggia

Le sentenze per quanti avevano scelto i riti alternativi. La maxi inchiesta della Gdf coinvolge altre 12 persone accusate di avere in mano il giro

CHIOGGIA. Un primo “tsunami” di condanne è arrivato venerdì in bunker a Mestre dove erano a processo 14 dei 26 imputati della maxi inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Ancilotto e condotta dalla Guardia di Finanza e i Carabinieri, che aveva spazzato via un gruppo di trafficanti con base a Chioggia. Ieri le sentenze sono arrivate per chi ha scelto riti alternativi al dibattimento in aula.

Ecco imputati e pene: Luca Bellemo 3 anni e 3 mesi e 18mila euro di multa; Laura Bonivento, 3 anni e 16mila euro di multa; Andrea Boscolo Cegion, 2 anni e 3100 euro di multa, pena detentiva sospesa; Alessandro Carisi, 3 anni 9 mesi e 18mila euro di multa; Marco Di Bella, 4 anni 6 mesi e 28mila euro di multa; Damiano Frezzato, 3 anni e 16mila euro di multa; Christian Moscheni, 3 anni e 4 mesi, e 20mila euro di multa; Nicoletta Nordio, 2 anni e 4 mesi, e 12mila euro di multa; Umberto Pugiotto, 3 anni e 7 mesi, e 18mila euro di multa; Hassna Sadellah, 2 anni e 4mila euro di multa; Zaccaria Sadellah, 10 mesi e 400 euro di multa; Luca Tiozzo Celli, 3 anni e 16mila euro di multa; Stefano Tommasi, 4 anni 3 mesi e 30mila euro di multa; Igri Varagnolo, 3 anni e 9 mesi e 18mila euro di multa.

Il giudice Massimo Vicinanza, che ha emesso la sentenza, ha inoltre disposto sequestri preventivi per un totale complessivo che sfiora i 110mila euro. Soddisfatto, per questa prima parte del processo, il pm Stefano Ancilotto. La Procura di Venezia li accusa di aver gestito il ricco mercato dello spaccio a Chioggia, tra il 2017 e il 2019, inondandolo con 70 chili di cocaina, un quintale e mezzo di marijuana e 30 chili di hashish. Nel febbraio del 2020 un vero e proprio “Tsunami” giudiziario scosse il mondo della malavita e dello spaccio clodiense con 23 arresti, altre tre misure cautelari e il sequestro di beni per 7 milioni di euro: il tesoretto dei guadagni, investiti in auto, appartamenti e denaro su conti correnti, anche esteri, intestati a parenti per ingannare eventuali investigatori.

L’inchiesta iniziò da un foglietto perso a terra, con una decina di normi annotati e quantità di droga, che ha dato il via alle indagini dei carabinieri del Nucleo Operativo di Chioggia e dei finanzieri del Gico di Venezia. In base a quanto ricostruito dagli investigatori, la gran parte della droga arrivava dalla Slovenia. Altro canale di approvvigionamento del gruppo era la provincia di Padova, dove la sostanza proveniva dalla Spagna. Il gruppo smantellato era organizzato in maniera verticistica e la sostanza, prima di finire sul mercato locale, passava di mano almeno tre volte. —

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