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Vula, la leader dei verdi europei. «A Venezia porto off shore per le grandi navi»

Vula Tsetsi, l’europarlamentare e segretario degli ecologisti. «Il turismo va messo al servizio della città, non viceversa»

Daniele Ferrazza
2 minuti di lettura

VENEZIA. Collegata ieri con Venezia per un convegno sulle risorse del Recovery Fund, il segretario generale dei Verdi europei, l’europarlamentare greca Vula Tsetsi, risponde alle nostre domande. Anche per il suo speciale rapporto con la città dove si è laureata in Architettura.

Pensa che le Grandi navi da crociera debbano entrare nella laguna di Venezia?

«Le navi più grandi devono uscire dalla laguna. Il loro gigantismo crescente ne rende l’impatto sempre più pesante. Solo una dislocazione off-shore o alle bocche di porto (valuti la città con le istituzioni preposte) può essere accettabile, se si vuole salvare questa fonte di lavoro senza che entri in conflitto con l’ecosistema».



Il cambiamento climatico ha portato a modificare radicalmente le nostre convinzioni in tema ambientale: le peggiori previsioni prevedono, con l’innalzamento dei mari, anche la scomparsa di diverse fette di terraferma. Pensa che Venezia sia in pericolo?

«Venezia è uno dei luoghi più a rischio, come tutte le città costiere, colpite dal surriscaldamento del clima e dall’aumento del livello del mare. Serve una particolare attenzione, anche dell’Unione europea, per una città patrimonio universale. Politiche globali di contrasto alla crisi climatica sono indispensabili proprio pensando anche a città come Venezia: il Recovery Plan deve andare anche in questa direzione, fornire i mezzi necessari».

È favorevole o contraria a uno status internazionale per Venezia?

«Venezia è dei veneziani, ma il mondo intero la ama. Più che un suo statuto internazionale servono politiche e investimenti da parte di organismi come l’Unione europea che sostengano la città nello sforzo di autogovernarsi con efficacia e lungimiranza. I Verdi veneziani, una delle realtà più importanti dell’ecologismo italiano, sono da sempre su questa linea».



Cosa pensa del Sistema Mose, le dighe mobili costruite (e costate 6 miliardi di euro) per proteggere Venezia dall’acqua alta?

«Il Mose è stato la risposta sbagliata a un problema reale. La sua entrata in funzione, al di là di problemi ancora irrisolti nel funzionamento, dimostra ciò che gli ecologisti dicono da sempre: l’aumento della frequenza e della portata delle maree e del livello medio del mare costringerà a chiusure sempre più spesso, colpendo la fisiologia dell’ecosistema e la stessa funzione portuale (porto commerciale e industriale, crocieristica minore e pesca). Bisogna invece continuare con la ricostruzione della morfologia lagunare, con gli interventi di rialzo di parti della città, evitare di scavare nuovi canali o stravolgere quelli esistenti, rigenerando l’ecosistema e contrastando globalmente e localmente il riscaldamento climatico, il vero nemico epocale».

Il turismo di massa in epoca pre-Covid ha provocato seri danni legati alla sostenibilità. Pensa che la pandemia possa offrire l’occasione per ripensare a quale tipo di turismo deve esserci a Venezia?

«Il turismo è una risorsa, ma è diventato anche una minaccia, con la sua monocultura pervasiva e vorace. Andrebbe gestito in modo diverso non diventando preda del suo potere snaturante e omologante. Valorizzando una presenza più dolce, lenta, non “mordi e fuggi”. È il turismo che va messo al servizio della città e non viceversa».

Venezia soffre di una profonda crisi demografica: cosa si può fare per invertire la tendenza?

«Occorre un forte sostegno alla rigenerazione urbana, alla residenza, creando opportunità per le nuove generazioni con attività economiche compatibili con l’ambiente e con la necessità di rivitalizzare e sostenere quelle esistenti, alternative alla monocultura turistica. La riconversione “green” e la bonifica di Porto Marghera è, in questa chiave, strategica per Venezia e per il Nordest tutto e va sostenuta anche con il Recovery Plan. Il Next Generation UE – conclude la leader verde – è un’occasione straordinaria e Venezia è un luogo cruciale per verificare la capacità dell’Europa e dell’Italia di rigenerarsi dopo la pandemia». —

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