Le case di riposo veneziane in crisi per il Covid: libero un posto su 4

Molte famiglie hanno deciso di ritirare i parenti dalle liste. Le cause: costi diventati insostenibili e paura del contagio

MESTRE. Il Covid ha colpito duro, mettendo in ginocchio interi settori, sfilacciando il tessuto di realtà che apparivano solide e condannandone delle altre. Uno dei conti più salati è stato pagato dalle case di riposo, costrette a una crisi senza precedenti, che non sembra avere sollievo nemmeno ora, nonostante sia stata ultimata la campagna vaccinale al loro interno, che ha registrato il pieno di adesione tra gli anziani.

La situazione di enorme difficoltà in cui da un anno sono immerse le Rsa veneziane è spiegata dai numeri, indici di un’emorragia che continua a sanguinare. Del totale dei posti letto disponibili tra le strutture del territorio dell’Usl 3, più di uno su quattro è vuoto: 1.129 su 3.939, tra case di riposo e centri diurni, chiusi da mesi interi. E le lunghe liste di attesa che permettevano l’ingresso solo con punteggi elevatissimi non sono ora che uno sbiadito ricordo. Nella casa di riposo Anni Azzurri di Quarto d’Altino, ci sono 39 posti letto liberi su 152; questi sono 73 su 166 nella struttura di Favaro. L’Ipab Casson di Chioggia il 15 febbraio è stata persino costretta a chiudere un intero piano.

Le ragioni alla base di questa emorragia sono molteplici. Da un lato, il blocco degli ingressi durante l’intera prima fase della pandemia e, successivamente, nelle case di riposo cornice di almeno un caso. Intanto, però, anche le strutture che hanno ripreso ad accogliere ospiti al loro interno devono procedere con iter estremamente lunghi e complessi, per i nuovi accessi. Prima di essere ammessi nella casa di riposo vera e propria, gli anziani devono trascorrere un periodo di isolamento, effettuando un tampone all’inizio e alla fine. Oltre a questo, alcune stanze delle residenze devono essere tenute sempre libere, per le eventuali quarantene da svolgersi al loro interno all’emergere di un contagio.

Così le case Rsa veneziane si sono svuotate. Pesano le morti per Covid: una su quattro, nella nostra provincia, è avvenuta proprio all’interno delle case di riposo. Ma pesano anche gli altri decessi. Perché ora i letti freddi continuano a rimanere tali. Il 14 aprile del 2020, le Rsa del territorio dell’Usl 3 ospitavano 3.479 anziani. La cifra è crollata nell’arco di meno di 12 mesi, arrivando ai 2.810 attuali: 1.669 in meno. E a pesare è anche la crisi, visto che molte famiglie hanno deciso di ritirare gli anziani dalle liste d’attesa, non potendosi più permettere le rette, spesso molto elevate. L’altra ragione che ha spinto a uno stesso comportamento è la paura, dato che, spesso, le Rsa sono state cornice di focolai anche importanti. Questo timore ora dovrebbe venire meno, con la campagna vaccinale a tappeto.

Sono molteplici le ragioni alla base, ma anche le conseguenze, che pesano sui lavoratori. Per questo, nonostante la penuria di operatori, sono già diverse le direzioni delle case di riposo che hanno deciso di ricorrere agli ammortizzatori sociali, mettendo una toppa al crollo dei ricavi. Gli incassi sono in caduta libera, ma le spese sono lievitate: per l’acquisto dei dpi, per le di sanificazioni, per la sostituzione dei tanti operatori costretti a casa, positivi.

È notizia di pochi giorni fa l’attivazione della cassa integrazione, a rotazione, per i 178 operatori della casa di riposo Anni Azzurri. E, lo stesso, per sei dipendenti di Sereni orizzonti, a Marcon, e per sei lavoratrici della ditta di pulizie Legacoop, alla Casson di Chioggia. Non basterà il vaccino per salvare le Rsa. —

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