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Scuole nel Veneziano: 144 casi in 108 classi ma resta il rischio chiusura

Con 250 contagi ogni 100 mila abitanti, didattica a distanza anche in zona gialla Palumbo: «Tutto dipende dai nostri comportamenti e dalla variante inglese»

MESTRE. A decidere saranno la matematica e la curva epidemiologica, non più i presidenti di regione. E il margine per le “interpretazioni” rimane risicatissimo. A partire dai 250 casi ogni 100 mila abitanti, le scuole chiudono, anche in zona gialla. Per il momento, la situazione sembra essere sotto controllo negli istituti del Veneziano, dove si registrano appena 144 casi, 90 dei quali nel Veneto orientale. Ma tutto può precipitare da un momento all’altro, soprattutto considerando lo spettro delle varianti.

«Fino ad oggi si sono registrati pochissimi focolai a partire dalla variante inglese. Ma c’è osmosi tra la scuola e il mondo esterno: gli istituti non sono dei luoghi inespugnabili, circondati da fossati con i coccodrilli» spiega, con estrema chiarezza e concretezza, la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo. Il suo è uno sguardo su tutto il Veneto, ma è nelle scuole veneziane che la variante inglese ha fatto capolino, prima che altrove. «Se il virus di ceppo inglese porta a contagi all’esterno delle scuole, questo può avvenire anche al loro interno».


Per il momento, i soli casi noti di insinuazione della mutazione d’oltremanica nelle scuole del Veneziano sono fermi alla primaria Fratelli bandiera di Malcontenta (9 bambini e una maestra: tutti guariti e tornati in aula) e alla elementare Gabriele D’Annunzio di Cona (uno studente). Ma è possibile che la mappatura non sia completa. Anche perché, per avere certezze, è necessario attendere le analisi dell’Istituto zooprofilattivo delle Venezie, che da settimane ha intensificato il suo lavoro, controllando un numero elevatissimo di campioni provenienti dalle aule.

Nel territorio dell’Usl 3, si contano attualmente 44 studenti e 10 docenti positivi (343 e 75 dal 7 gennaio), mentre sono rispettivamente 296 e 323 quelli in quarantena (4.024 e 350, sempre dal 7 gennaio). Ancora, sono 46 le classi interessate e appena quattro i focolai in atto.

Sedici classi si trovano nel comune di Venezia, cinque a Noale, quattro a Mirano e tre a Fossò. Numeri crollati nell’arco delle ultime 24 ore, dato che solo martedì i cluster erano il quadruplo rispetto a quelli contati mercoledì.

Appare più critica la situazione nel Veneto orientale, dove si registrano attualmente 90 positivi (tra studenti e professori) e 62 classi coinvolte.

Le cifre, in ogni caso, sembrerebbero rassicuranti, non fosse per l’incognita varianti, sempre dietro l’angolo. «Il Dpcm ha chiarito molto bene i parametri che determinano il futuro delle scuole, con la novità della chiusura automatica in zona rossa, fin dalla scuola per l’infanzia» evidenzia ancora Palumbo.

«Sia che saremo in zona gialla, sia che saremo in zona arancione, il parametro sarà quello dei 250 casi ogni 100 mila abitanti. Dobbiamo assumerci una responsabilità collettiva, perché tutto dipende esclusivamente da noi. Più adotteremo comportamenti che favoriscano le situazioni di assembramento e più sarà elevato il rischio chiusura. Se questo rischio è concreto ora, questo non lo so dire, perché tutto dipende dall’incidenza delle varianti, soprattutto inglese. Se la mutazione d’oltremanica è più contagiosa, il pericolo è che i contagi schizzino verso quota 250» conclude Palumbo. —

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