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Primo giorno per Filippi: alle 7 in ufficio E poi gli incontri con i collaboratori

Giovanni Cagnassi
1 minuto di lettura

SAN DONÀ

È arrivato in ufficio a San Donà alle 7 in punto, primo giorno di lavoro nella sua nuova funzione. Il direttore generale dell’Usl 4, Mauro Filippi, non ha certo paura del lavoro. In piazza De Gasperi, sede centrale dell’Usl 4 del Veneto orientale, il sole era già alto ieri mattina, nonostante i 3 gradi sopra lo zero. Il dottor Filippi è stato il primo ad arrivare, fasciato da un abito grigio azzurro, cravatta perfettamente in tinta. Alto, atletico, ha una passato di mezzala nel calcio Eraclea, dove si dice fosse una promessa. Ma ha preferito scegliere il lavoro, inizialmente come infermiere. Poi gli studi, due lauree con il massimo dei voti e oggi, a 57 anni, ha raggiunto il vertice. Chi lo avrebbe mai immaginato nel 1982, l’anno dei mondiali in Spagna, quando era un ausiliario e ha iniziato davvero dalla base.

Il dottor Filippi si è subito chiuso in ufficio, quello che fino a pochi giorni fa era di Carlo Bramezza, che in Filippi aveva riposto sempre molta fiducia. Ha iniziato subito a esaminare i contagi e tutti gli aspetti relativi alla pandemia sul territorio, l’andamento del piano vaccinale e l’evoluzione del virus. Ha discusso con i vari dirigenti arrivati negli uffici, neppure il tempo di un caffè alla macchinetta. «Cosa ho fatto lunedì mattina? Ho lavorato, come faccio sempre», ha risposto con semplicità e fermezza, quasi incredulo di fronte alla domanda per lui scontata. E ha iniziato anche una serie di verifiche nelle strutture ospedaliere del territorio, da San Donà a Portogruaro e Jesolo. Siamo solo all’inizio e, pur conoscendo la macchina organizzativa, ora le prospettive sono cambiate perché è lui il direttore generale, l’uomo che dovrà prendere le decisioni in accordo con il presidente Zaia. La sanità è un fiore all’occhiello del Veneto e l’Usl 4, con il Covid hospital, è una di quelle che meglio si è comportata dall’esplosione della pandemia. «Oltre a visitare le varie strutture ospedaliere», ha spiegato, «dovrà iniziare a tessere i rapporti con i referenti territoriali a partire dal prefetto e il presidente del Tribunale, gli amministratori, i vari direttori degli ospedali. Ci sono molte cose da fare e, naturalmente, dovrò rapportarmi con il governatore del Veneto per le scelte più importanti».

Ed è subito sera: primo ad arrivare e ultimo a uscire, lui che era un infermiere e oggi un manager della sanità che ha scalato tutti i gradini immaginabili, tanto da diventare un orgoglio per la categoria, addirittura per i sindacati. Questa mattina la sveglia suona alle 6. —



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