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Cercansi disperatamente medici di base. Senza copertura 75 mila veneziani

Nel corso dell’anno nel solo territorio dell’Usl 3 i posti vuoti potrebbero arrivare a 50. Isole e frazioni le aree in difficoltà  

MESTRE. Il funzionamento del sistema di assistenza territoriale, nel Veneziano, naufraga nelle cifre. In appena tre mesi, nel territorio dell’Usl 3, sono quasi triplicate le “zone carenti”, vale a dire le aree prive del medico di famiglia.

E sono circa 75 mila i veneziani che non possono contare sulla presenza del medico di base. Ad agosto, le assenze erano 21 nell’Usl 3 e 25 nel Veneto orientale.

La situazione era leggermente migliorata alla fine dell’anno, con 18 zone carenti nel territorio dell’azienda Serenissima e 24 nell’Usl 4. Ma la prospettiva sul 2021 è disastrosa, con dati più che raddoppiati, conducendo a un totale di 51 assenze nella sola area dell’Usl 3.

«Si tratta di un problema prevedibile, che abbiamo sollevato più e più volte», commenta Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici. «Insieme al completamento delle vaccinazioni in ambito sanitario, sarà la prima questione che porteremo all’attenzione del nuovo direttore generale, Edgardo Contato. È necessario scorrere le graduatorie per le zone carenti. I professionisti ci sarebbero, certo bisogna capire chi ha realmente intenzione di prendere servizio in determinate aree, potendo contare su una dotazione di pazienti adeguata».

La questione, d’altra parte, è esattamente questa. Spiegava qualche tempo fa Maurizio Scassola, segretario veneziano della Fimmg, il sindacato dei medici di base: «Un professionista, per aprire un ambulatorio, deve poter contare su un bacino di almeno 800-1.000 persone, per rientrare con le spese e godere di un introito dignitoso. Mentre spesso la prospettiva è di un’apertura per 400-500 pazienti, assolutamente non sostenibile».

Essendo l’età media dei medici di base piuttosto elevata – oggi, ad esempio, andrà in pensione Luigi Cecchetto a Cavarzere –, le cifre sono in continuo aggiornamento. Secondo una stima fatta da Fimmg, entro il 2023 potrebbe andare in pensione tra il 30% e il 40% dei 532 professionisti che attualmente lavora nella nostra provincia.

Intanto, martedì scorso sono stati proclamati “medici di medicina generale” 70 dottori, a completamento del termine della specialistica, all’Università di Padova. Settanta, già, ma in tutto il Veneto.

Tornando al territorio dell’Usl 3, le aree carenti sono una “macchia” che ricopre l’intera provincia: mancano medici tra il centro storico e le isole (Lido, Pellestrina e Giudecca); ne mancano a Trivignano, alla Gazzera, ma anche a Mestre centro; e poi in una quindicina di Comuni della provincia, da Cavarzere a Quarto D’Altino.

La situazione più complessa si registra a Marghera, dove si contano ben cinque zone carenti, di cui due a Malcontenta. In provincia ci sono due zone carenti a Quarto D’Altino, a Scorzè, a Mira e a Cavarzere.

La situazione è resa ancor più grave della situazione attuale, all’interno della quale i medici di famiglia dovrebbero fungere da primo filtro. Passando alla cura dei più piccoli, il quadro appare decisamente più felice, essendo appena sei le “aree carenti” di pediatria nel territorio dell’Usl 3: quattro si trovano Mestre centro, una al Lido (e Pellestrina) e una a Martellago. —


 

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