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Insulto razzista durante la partita, Daspo di 5 anni al mister

Luca Tiozzo, allenatore di Serie D, non potrà accedere ad alcuna manifestazione sportiva fino al 2026. L'allenatore: "La frase c'è stata, ma quante volte sono stato discriminato in campo perché sono di Chioggia?"

Gigi Sosso
2 minuti di lettura
A destra Luca Tiozzo 

SOTTOMARINA. Daspo di cinque anni a Luca Tiozzo. Dopo quelli del giudice sportivo e della Commissione disciplinare, che l’avevano squalificato per quattro mesi (poi ridotti a due), sull’allenatore di Sottomarina del San Giorgio Sedico è piombato il provvedimento del questore di Trento, Claudio Cracovia. Un divieto di accedere alle manifestazioni sportive fino al 2026 e ci sarebbe anche una pesante multa: nemmeno in tribuna, figurarsi in panchina.

La Questura si è basata sulla decisione della giustizia sportiva del calcio, approfondendo le indagini su quello che era successo alla fine della partita del turno infrasettimanale di serie D di mercoledì 16 dicembre, fra il Trento e la squadra bellunese, allo stadio Briamasco. Dopo il fischio finale dell’arbitro Mattia Nigro di Prato, sul risultato di 3-2 per i padroni di casa, Tiozzo si era avvicinato all’attaccante Grasjan Aliù (Graziano, da quando è in Italia) e l’aveva apostrofato con un «albanese di... m».

La frase era stata sentita dal guardalinee Federico Mezzalira di Varese e da qualche componente della panchina aquilotta. Il direttore di gara aveva scritto tutto nel suo referto e il giudice sportivo Aniello Merone aveva deliberato quattro mesi di squalifica, motivandoli in questa maniera: «Per aver rivolto all’indirizzo di un calciatore avversario espressione offensiva implicante discriminazioni per motivi di nazionalità».

Ventuno partite. La società aveva presentato ricorso e la squalifica era stata ridotta della metà. Tiozzo è rientrato mercoledì scorso, in coincidenza con la partita vinta per 3-0 contro il Cjarlins Muzane. Nel frattempo, la polizia di Trento ha approfondito le indagini, acquisendo dei video e sentendo dei testimoni.

Venerdì è scattato il Daspo e la dirigenza dell’Union sta già facendo delle valutazioni: «Stiamo cercando di capire fino in fondo le limitazioni che il divieto procurerà al nostro allenatore, nello svolgimento di quello che per lui è un lavoro e per noi un ruolo importante nella gestione sportiva», spiega il dirigente Claudio Fant, «oggi, intanto, non sarà allo stadio per la gara contro l’Ambrosiana (in panchina andrà Mauro Fin). Da domani approfondiremo la questione e valuteremo il da farsi. Come società la posizione è quella già assunta nello scorso dicembre, cioè condanna dell’episodio che l’ha visto protagonista a Trento, ma anche inquadramento dello stesso in un ambito sportivo, nel quale il gesto ha già avuto la sua pesante condanna, peraltro già scontata».

A Trento, in qualche modo, se l’aspettavano il Daspo per il mister avversario: «A dire la verità, immaginavo che la Questura intervenisse, anche se non potevo sapere di preciso in che misura», rivela il presidente Mauro Giacca, «mi risulta che Tiozzo sia recidivo e io stesso sono stato ascoltato sulla vicenda».

La replica di Tiozzo.
 
Daspo da impugnare, dimissioni da escludere. Almeno per adesso. Luca Tiozzo ha appena ricevuto il provvedimento del questore di Trento e la prima reazione dell’allenatore del San Giorgio Sedico è di presentare ricorso: «Cerchiamo di capire bene le motivazioni di questo atto. Secondo me, ci sono tutti i presupposti per andare di fronte al prefetto e ottenere uno sconto o la cancellazione. Valuteremo con l’avvocato cosa sarà possibile fare e ottenere».
 
Il 39enne di Sottomarina, che in passato aveva guidato Delta, Mestre, Abano, Matelica e Adriese pensava di aver già pagato abbastanza con la giustizia sportiva: «Non me l’aspettavo il Daspo, anche perché pensavo di aver già sofferto un condanna esemplare dal Comitato: quattro mesi, poi ridotti della metà. Il minimo, ma comunque una pena esemplare». 
 
Aliù era stato un suo giocatore ad Adria e vi conoscete molto bene. Ci sono state delle scuse, dopo i fatti? «Quella frase offensiva, sulla sua nazionalità, c’è stata. Non lo nego, ma quante volte - sia in campo che in panchina - sono stato discriminato, perché sono originario di Chioggia?».
 
Il decreto del dottor Cracovia vale per tutte le categorie e tutti gli sport? «Non posso entrare in uno stadio di calcio, dalla serie D in giù, ma potrei allenare in serie A, anche perché ho la licenza».
 
Dopo la squalifica e il Daspo, ha pensato alle dimissioni? La sua carriera potrebbe essere finita? «Sono nel calcio da tanto e ho visto e sentito cose peggiori di una frase, che non è razzista. Dovessero essere confermati i cinque anni, sarebbero un precedente clamoroso». —
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