Il grande amore a Venezia è solo un bluff e lei lo denuncia per violenza

Si conoscono in chat, lui si presenta come un noto architetto, scoppia la passione. Tra cene sul Canal Grande, lui le chiede di sposarlo: poi lei scopre che è tutto falso

VENEZIA. Una travolgente storia d’amore nata con un incontro sui social, nell’ottobre del 2017. L’affollarsi di messaggi whatsapp, fino all’atteso incontro alla vigilia di San Silvestro e, da allora, un rincorrersi di weekend di passione con cene sul Canal Grande, grand hotel a Milano, notti in ville storiche.

Lei pensava che quell’architetto cinquantenne, titolare di un avviato studio a Torino, fosse l’amore della sua nuova vita. Quando non si vedevano - lui perché costretto a lavorare sotto la Mole, lei a casa nel Veneto Orientale - era un continuo scambio di messaggi e telefonate, tanto da organizzare una vacanza per fargli conoscere il figlio.

Lo credeva un amore così grande da volerlo gridare al mondo, pubblicando un cuore rosso per San Valentino su “la Stampa”: «Archi Giorgi TI AMO Lady D.” E lui le parlava già di matrimonio: «Diceva di volermi sposare all’hotel Danieli di Venezia, con un abito da sposa fatto per me da sua madre, che diceva essere una nota sarta di Asti».

Le parole di lei si fanno all’improvviso distaccate, determinate, fredde: sono quelle della denuncia che la quarantenne veneziana ha presentato contro l’uomo accusandolo di violenza sessuale e sostituzione di persona, affidando la propria indignazione all’avvocato Francesco Schioppa. Parole finite così al centro di un fascicolo della Procura di Venezia. È accaduto, infatti, che nel marzo del 2018 una sorpresa abbia rivelato il raggiro di lui.

La donna gli aveva spedito una pianta nel suo studio: ma a quell’indirizzo di Torino, del centro di architettura non c’è traccia. Al bar dove lui dice di essere di casa, nessuno lo conosce. Lei inizia ad aver paura, ma vuole sapere. Gli dà appuntamento a Verona.

E il mondo le cade addosso: scopre che non si chiama Giorgio, che non è architetto, è di Asti ed è pure sposato. Lui dice di essere stato sospeso dall’Ordine a causa della morte di un operaio in un cantiere. Altra bugia.

La rottura del sogno si trasforma in una denuncia penale: «....mi sono sentita completamente smarrita, poiché con l’inganno avevo intrapreso una relazione con un uomo che mi aveva dato false generalità, del quale avevo parlato alla mia famiglia, preannunciando persino il matrimonio».

In prima battuta, la Procura fa cadere l’accusa e chiede l’archiviazione. Ma l’avvocato Schioppa si oppone e il caso finisce davanti alla giudice per le udienze preliminari Barbara Lancieri, che ordina l’imputazione coatta. L’accusa è violenza sessuale, articolo 609 bis del codice penale, che al secondo comma prevede un caso specifico: «Traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona».

La reazione di lui? Quando scopre di essere stato denunciato la minaccia via whasapp: «Ho foto interessanti su di te....le manderò a tuo figlio». Udienza a giorni davanti al Tribunale di Pordenone. Quanto alla violenza, sarà il gup Battistuzzi a dover decidere se l’uomo andrà a processo o se il raggiro d’amore non sia un reato.

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