Contenuto riservato agli abbonati

Troppe cause, ressa e ritardi scoppia la protesta dei legali a Venezia

Troppe udienze: avvocati, testi, forze dell’ordine restano in attesa in corridoio per molte ore

Ruoli con 60 udienze: assembramenti in corridoio di avvocati, testi, imputati. La Camera penale: «Inaccettabile». Il presidente: «App salta code in arrivo»

VENEZIA. Le immagini non rendono giustizia all’assembramento che lunedì (ma non è certo la prima volta che accade) regnava nel corridoio dove si affacciano le aule del Tribunale monocratico. Decine e decine di avvocati, imputati, testi, consulenti, forze dell’ordine costretti ad attendere per ore il proprio turno in spazi ristretti, avendo come unica alternativa il (freddo) cortile all’aperto.

“Colpa” di calendari di udienza straripanti di cause: lunedì, una sola giudice ne aveva una sessantina in programma. E contemporaneamente, altri tre giudici avevano udienza. Con la capienza delle aule ridotta al minimo dalle norme anti-Covid e la decisione di molti magistrati di far accedere all’aula solo le persone coinvolte udienza per udienza, l’attesa in corridoio si fa così facilmente ressa, tra le proteste di molti avvocati per ritardi anche di ore rispetto alla prevista chiamata, e molti rinvii finali.


«Come Camera penale continueremo a segnalare al presidente del Tribunale la disorganizzazione delle udienze», osserva l’avvocato Simone Zancani, vicepresidente dei penalisti veneziani, «un’emergenza può sempre sopravvenire, ma bisogna a quel punto saper riorganizzare la giornata, mandare a casa le persone e non farle attendere inutilmente perché alla fine, comunque, l’udienza viene rinviata".

"Invece ormai è frequente che si sia costretti ad aspettare ore e ore in corridoio, buttando la giornata e creando assembramenti. Non è salutare e non è rispettoso per le persone: tra l’altro si rischia che i testi, l’udienza dopo non vengano più. Il termine delle udienze anticipato alle 15.30 dal presidente del Tribunale Laganà per mancanza di personale, non fa che aggravare la situazione complessiva. Come Camera penale abbiamo già suggerito che a rotazione vengano chiamati in aula i cancellieri del Civile».

Il carico della giustizia penale è pesante: ci sono molte udienze e manca oltre il 40% del personale amministrativo. Tutti sono sotto pressione da tempo e il cortocircuito si fa certamente più pesante in questi tempi di emergenza Covid. «Ho invitato più volte i giudici a non mettere in calendario troppe cause», la risposta del presidente del Tribunale Salvatore Laganà, «a giorni entrerà in funzione un’app “saltacode” sviluppata con il Consiglio dell’ordine degli avvocati, per la chiamata automatica delle cause: saranno avvertiti del loro turno con un messaggio, senza dover attendere davanti all’aula, almeno per evitare che tutti si assembrino».

«Ci sono molte cause da trattare», prosegue Laganà, «e stiamo scontando i rinvii del lockdown. Certo poi dipende da ciascun giudice scremare. Li ho invitati a farlo e sorveglierò che accada: ha ragione chi si lamenta di questa situazione di sovraffollamento. Troveremo il modo di ridurre i disagi».



© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi