Contenuto riservato agli abbonati

Sequestri e denunce per società e partite Iva. La criminalità entra nel tessuto economico del Veneziano

Le operazioni della Finanza nell’ultimo anno di crisi. Più di 800 gli indagati, recuperati 25 milioni di euro

MESTRE. Una partita a scacchi tra chi cerca di inquinare l’economia sana con capitali sporchi e chi protegge il tessuto produttivo della nostra regione. Una partita difficile per la Guardia di Finanza del Veneto che da inizio pandemia combatte contro le infiltrazioni criminali e fino ad oggi ha portato al sequestro di ben 25 milioni di euro e alla denuncia di quasi 830 persone, alle quali, a vario titolo, vengono contestati dall’associazione di stampo mafioso, all’associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione, dal contrabbando di marchi contraffatti alla ricettazione e al riciclaggio. Complessivamente sono 123 i reati individuati. I dati si riferiscono al periodo compreso tra il marzo 2020 e il 31 dicembre dello stesso anno.

Al comando regionale delle Fiamme Gialle raccontano che l’assalto alla diligenza Veneto è continuo. Vede in prima linea uomini legati a ‘ndrangheta e camorra, seguiti da criminalità straniera e da esponenti delle mafie nostrane che risiedono all’estero. Nei dieci mesi in esame in Veneto e in piena crisi sono state aperte oltre 14.820 partite Iva. Di queste ditte individuali i finanzieri hanno denunciato oltre 400 titolari. Nello stesso periodo sono nate 5.840 nuove società che riguardano ben 10.800 soci. Di questi, poco più di 400 sono stati indagati.

I denunciati sono persone con precedenti per reati societari e fallimentari, evasione, prestanomi per conto di appartenenti a gruppi criminali di stampo mafioso o di criminalità comune. Ma ci sono pure condannati per mafia.

Molti e da anni non lavorano e non hanno reddito, eppure hanno trovato il denaro per aprire ditte individuali o addirittura società o per rilevare le quote di maggioranza di imprese e aziende in difficoltà. Per la Guardia di Finanza che sta compiendo questo lavoro di prevenzione si tratta di capitali sporchi, provenienti da attività illecite: usura, estorsione, traffico di droga, evasione fiscale, contraffazione, traffico di esseri umani e sfruttamento di manodopera clandestina.

Tornando all’analisi delle partite Iva “anomale”, su cui si concentrano le indagini 75 sono state aperte a Venezia e provincia, 47 a Treviso, 98 a Padova e 22 a Belluno.

Se la stessa analisi viene fatta per le società troviamo che quelle sospette a Padova sono 107, a Treviso 71, a Venezia 63 e per finire a Belluno 22. Se le ditte individuali sono nate in maniera esponenziale da marzo a settembre, poi sono andate via via scemando, le società di capitale hanno un andamento contrario. Infatti ne sono spuntate come funghi in autunno.

Secondo la Guardia di Finanza, sono società che si buttano sulla torta del “Recovery Fund”. Notevole il numero di passaggi di proprietà di cessione di quote societarie e l’arrivo di nuovi soci in attività storiche, che in 10 mesi ha raggiunto un volume d’affari quattro volte tanto quello che solitamente si registra negli stessi periodi in mancanza di crisi. In particolare nel turismo.

I 25 milioni sequestrati riguardano l’attività di 60 degli oltre 800 “nuovi imprenditori” finiti nella lista nera della Guardia di Finanza. E l’attività non è ancora terminata. I sequestri riguardano il mercato di capitali (compravendita di azioni societarie), le entrate (violazioni tributarie all’Iva, alle imposte dirette), attività che mettevano sul mercato prodotti non conformi alle regole di sicurezza europee e il mercato dei servizi. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi