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Eraclea, buste con proiettili e danni alle auto dei contabili: emerge nel processo ai Casalesi

I Pubblici Ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini nel maxi processo per Mafia Casalesi

In aula la testimonianza per l’accusa del curatore fallimentare Renzo Bortolussi che si è trovato la vettura corrosa con l’acido  

MESTRE. Udienza “fallimentare” quella di lunedì in aula bunker, nel processo al clan dei casalesi di Eraclea: ovvero, dedicata (la mattina) alla bancarotta fraudolenta di una galassia di società controllate direttamente o tramite prestanome da Luciano Donadio; e (al pomeriggio) al fallimento delle società di Graziano Poles, sodale del gruppo.

Con tanto di racconto dell’auto corrosa con l’acido al curatore fallimentare della Poles Piscine, Renzo Bortolussi, che si era opposto alla vendita al ribasso all’asta per soli 35 mila euro di Imodavi, la società proprietaria degli immobili della famiglia Poles valutata 1,4 milioni (pur gravati da un mutuo per 800 mila euro). Per le difese, nessuna prova sugli autori del danneggiamento.

«Non so chi ringraziare, ma io in quel periodo parcheggiavo la macchina in un park dell’Agenzia delle entrate, vicina allo studio», ha raccontato il commercialista Bortolussi, interrogato come teste, «l’ho trovata ricoperta con un prodotto gelatinoso che ha azzerato la vernice: ma non so chi possa essere stato».

Era il luglio del 2013. La Procura ricorda che il commercialista aveva appena dato parere negativo alla vendita di Imodavia. Incalzato dalle domande dei pm Terzo e Baccaglini, Bortolussi ricorda così di aver prima conosciuto Christian Sgnaolin (braccio finanziario di Donadio) e poi Donadio e Buonanno: «Avevano delle società e mi chiesero se le potevo seguire, ma ho uno studio enorme e ho rifiutato. Poi ho visto che Donadio era socio e avevo visto movimenti nelle scritture contabili, non me la sono sentita».

Come si era presentato Donadio, chiede ancora il pm? «La prima volta mi ha detto che era di Casal di Principe e che era cugino di Sandokan: ma non mi ha mai fatto pressioni». Poi il racconto della pallottola ricevuta dal collega Marcello Cosentino, curatore fallimentare della ditta Amir di Amorino Zorzetto, imprenditore prima usurato e poi al servizio del clan, i cui immobili erano finiti - secondo la Procura - tra i beni di Raffaele Buonanno, l’esperto in usura dell’associazione.

Sono mai venuti per chiederle qualcosa sul fallimento della Amir di Amorino Zorzetto, chiede il pm a Bortolussi?

«Più volte, prima per vedere di recuperare il credito, poi per la contabilità mi avevano chiesto se conoscevo il curatore Marcello Cosentino, perché avevano avuto dei problemi: dicevano di essere proprietari di immobili a Eraclea. Avendo con lui rapporto di amicizia l’ho chiamato: mi ha detto che doveva fare la vendita di beni di Buonanno e aveva avuto qualche problema, di aver ricevuto una busta con dentro una pallottola».

Secondo la ricostruzione dell’accusa, dietro alle pressioni sul curatore ci sarebbe stato Raffaele Buonanno, “proprietario” degli immobili di Zorzetto che dovevano essere messi all’asta: «...io non posso perdere le case, mi mettono in condizioni che il primo che entra gli taglio la testa», riporta una intercettazione, «...mi metto nei guai, ma inguaio anche quel povero disgraziato che se le va a comprare».

In mattinata, è stato il consulente fiscale Filippo Lo Franco a fare il quadro su «un super gruppo di società, in parte controllate direttamente, in parte indirettamente attraverso prestanome, utilizzate per fare false fatture, drenare fondi a favore di Donadio, gran parte delle quali poi fallite dopo aver fatto pagamenti preferenziali a Donadio per presunti debiti»: 750 mila euro dalla Amir di Zorzetto, un milione dalla Abel e altrettanto dalla Edilconat, intestate a Sgnaolin.

Distrazioni importanti anche dalle società di Poles, in parte finite a quelle di Donadio,chiarisce il consulente che indica nella Donadio costruzione «la cassaforte di famiglia». Unica società con bilancio e contabilità in regola la Principe Srl che gestisce il punto Snai di Eraclea, ma con ricavi per poche migliaia di euro all’anno. —



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