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Decine di insegnanti malati dopo il vaccino contro il Covid nel Veneziano. Scuola chiusa a Mestre

Più colpiti gli asili nido e le scuole d'infanzia privati ai cui operatori sabato era stato somministrato il vaccino. La San Marco di Carpenedo chiusa. Alla San Domenico Savio di Mestre a letto due insegnanti su tre

MESTRE. «Scuola chiusa per vaccino». Deve essere più o meno questo l’oggetto, paradossale, dell’e-mail che i genitori degli 80 studenti della scuola per l’infanzia San Marco Evangelista, a Carpenedo, si sono visti recapitare domenica sera. Dopo le somministrazioni, sabato, delle prime dosi di AstraZeneca, a scuola sono stati tutti male: le cinque maestre, la cuoca e la donna delle pulizie. E allora, con il 100% del personale che ha dato forfait, don Andrea Volpato non ha potuto far altro che chiudere la materna. 
 
«Abbiamo avvisato i genitori di non portare in classe i bambini. Non avremmo saputo come aprire». È il paradosso della prima giornata di vaccinazioni per il personale della scuola, nel Veneziano. Sono stati 276 gli operatori dei 35 tra asili nido e scuole per l’infanzia del territorio dell’Usl 3 che sabato sono stati sottoposti alla prima somministrazione di vaccino di AstraZeneca.
 
 
Con effetti collaterali segnalati a decine in altrettante telefonate alle segreterie degli istituti, per segnalare l’assenza da scuola. Conferma Fiorella Manin, direttrice del Germoglio, a Carpenedo. «Sono state male sei insegnanti su sei. Tre, però, sono riuscite a venire a scuola, mentre le altre tre sono rimaste a casa, con febbre, brividi e mal di testa». 
 
È stata più problematica la gestione al nido San Domenico Savio, ad Asseggiano, dove due sezioni su tre, senza insegnante, sono rimaste a casa. A seguire i bambini della scuola per l’infanzia, invece, sono state le assistenti educative, che però hanno chiamato i genitori già alle 13.30. «Abbiamo “tamponato” la situazione, ma non siamo riuscite a garantire il pomeriggio, anche perché mancavano le addette alle pulizie».
 
A parlare è Elisa Tosi, una delle due assistenti educative, unica insegnante a non avere accusato alcun malessere, dopo la somministrazione. «Sto benissimo. Evidentemente, la cosa è soggettiva», spiega. «Nella scuola per l’infanzia, la coordinatrice e titolare sezione è rimasta a casa, con la febbre; allo stesso modo, è rimasta a casa l’insegnante dell’altra sezione, con mal di testa e ossa rotte. Al nido, non sono venute due educatrici su tre: una con qualche linea di febbre e l’altra, di 26 anni, con 39 e mezzo. Già martedì 23 contiamo di tornare a regime, forse mancherà solo un’insegnante».
 
 
Nonostante i poco piacevoli imprevisti, Tosi è convinta della scelta fatta ed è convinta che lo siano anche le sue colleghe a casa, in malattia: «Sapevamo che si sarebbero potuti presentare dei sintomi nell’arco delle 24-48 ore successive alla somministrazione. E sapevamo che AstraZeneca può dare dei problemi alla prima inoculazione, contrariamente a Pfizer. Ma noi viviamo perennemente a contatto con i bambini, vaccinarci è fondamentale».
 
Getta acqua sul fuoco anche Stefano Cecchin, presidente di Fism. «Si sono presentati dei normali, per quanto poco piacevoli, effetti collaterali» spiega Cecchin. «Le insegnanti non sono assolutamente pentite. Erano tutte convinte dell’importanza fondamentale di vaccinarsi e continuano a esserlo». —
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