Una domenica “gialla” con aria di primavera: trentamila a spasso per Venezia

Venezia il 21 febbraio, una domenica gialla con aria di primavera

L’assessore Simone Venturini dalla control room: «Una giornata tranquilla». E conferma il contributo d’accesso a partire dal 2022: «Flussi da gestire» 

VENEZIA. In una “gialla” domenica con aria di primavera, a Venezia sono arrivate quasi 30 mila persone. Quando le maglie dei divieti anti-pandemia si allentano, la città subito richiama visitatori.

«È stata una domenica tranquilla, senza particolari assembramenti», dice l’assessore al Turismo, Simone Venturini, reduce dalla control room al Tronchetto, «il sistema ha contato 28 mila persone, in linea con la settimana scorsa: domenica “gialla”, senza sci, con la maggior parte degli arrivi dalla stessa provincia».

Come sarà il turismo post Covid?L’economia del turismo è azzerata, migliaia di famiglie affrontano enormi problemi, ma può essere l’occasione per ripensare il turismo, evitando il “com’era, dov’era” con la sua pressione su città e residenti?

«Com’era dov’era, nessuno lo vuole: dobbiamo tornare meglio di prima, non per quantità, ma correggendo le distorsioni. È vero che appena si potrà viaggiare, Venezia tornerà ad affollarsi, ma l’ossatura dell’economia, il turismo internazionale, ripartirà più tardi. Ed è molto importante che il Veneto e l’Italia abbiano presto copertura vaccinale: chi sceglierà un viaggio, lo farà anche in base alla sicurezza».

Lei dice «correggeremo le distorsioni»: come?

«Da anni, con Firenze e Roma, chiediamo al governo  di dare ai sindaci delle città d’arte poteri d’intervento in materia di commercio, di affitto turistico delle case private, sgravi-incentivi per imprese che si localizzano centri storici: strumenti per arginare la deregulation commerciale autorizzata con le “lenzuolate” di Bersani e le locazioni giornaliere degenerate. Settori oggi non normati. Sinora siamo stati una voce nel deserto, ma confidiamo nel premier Draghi: il turismo va sostenuto, ma le città d’arte protette».

In attesa di poteri speciali, concretamente il Comune come sta lavorando?

«Nel 2022 entrerà in vigore il contributo d’accesso per i visitatori non pernottanti. Non vogliamo far cassa, ma sapere in anticipo quante persone arrivano, per poter organizzare la città e i servizi in funzione di quanta gente ci sarà».

Perché non stabilite quante persone Venezia può ospitare? Prenotare è diventato un atto quotidiano con il Covid.

«In questi due anni abbiamo realizzato una infrastruttura nuova e unica come la control room: prima si contavano i visitatori con il dito, ora abbiamo un cruscotto che ci consente di sapere cosa sta accadendo e decidere in tempo reale. Abbiamo così creato le condizioni per introdurre il contributo d'accesso: tra l’altro, per ottenere l’esenzione bisognerà registrare l’hotel, il B&B, l’ospite che ci accoglie e servirà a far emergere il “nero”. Stiamo tutti lavorando per la messa a punto del sistema: la partenza è stabilita per il 2022. E il via sarà preceduto da una comunicazione mondiale: non dovrà essere una “sorpresa”. Sarà una rivoluzione e la prenotazione è l’obiettivo finale».

Perché non stabilire subito un tetto di accessi, per una città più vivibile per tutti?

«Lo scopo è andare gradualmente: primo, funzionalità della smart city; secondo, contributo d’accesso. Disincentivando gli arrivi in certi periodi, con contributi maggiori in giornate più affollate. Terzo, la prenotazione: è l’obiettivo, ma non è possibile recuperare 30 anni di assenza di interventi in tre anni. Partiremo con una sperimentazione, offrendo servizi al turista-visitatore. Non è una cosa semplice, ma lo faremo un passo alla volta».

Si aspetta proteste delle categorie?

«No, saranno contente perché la città lavora per dare maggiori servizi a Venezia e perché la gente torni. È evidente che dev’essere la sfida di tutta la città: o facciamo funzionare quel che non funzionava o finiamo come i capponi di Renzo, che si beccano tra loro».

E le grandi navi? Inimmaginabile pensare a una grande nave in bacino San Marco….

«Invece accadrà: nell’ultimo Comitatone, la scelta del governo giallorosso è stata un po’ di navi tra i container di Porto Marghera e un po’ in Marittima. Scartata l’ipotesi del Comune di farle entrare tutte per il canale dei Petroli, ormeggiare le più grandi a Marghera e le più piccole farle arrivare in Marittima attraverso il Vittorio Emanuele. L’unica soluzione per toglierle subito dal Bacino. Ma faccio un appello: il mondo portuale ha preso una grandissima sberla, serve una tregua. Chiediamo tutti insieme al governo di rivedere il piano, adottiamo come provvisoria la soluzione del Comune e scegliamo insieme la soluzione definitiva, ma non rifacciamo sceneggiate alla prima nave che entra, migliaia di famiglie sono allo stremo, per colpa di chi ha perso tempo». —

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