«Per chi ha un tumore è un lockdown infinito: vaccinateci subito»

Isabella Contarin, spera di farsi presto il vaccino anti Covid

Da San Donà l'appello di Isabella che ha scoperto la malattia nel 2018: «Vorrei riprendermi la vita e la quotidianità»

SAN DONA'. Ha 22 anni, un sorriso contagioso e la voglia di mordere la vita. Eppure, a questo desiderio incontenibile, Isabella Contarin, di San Donà, ha dovuto imparare a mettere un freno. Per lei, malata oncologica, come si legge nei freddi documenti delle aziende sanitarie, il lockdown non è mai finito. E ora aspetta il vaccino contro il Covid, per riappropriarsi di una quotidianità che le è stata brutalmente strappata. Dovrà attendere ancora perché, per il momento, le iniezioni sono previste per i soli malati più “fragili”. E lei, sottoposta a una “semplice” terapia di mantenimento, non ha ancora ricevuto la convocazione.

Stare a casa per lei ha lo stesso significato che assume per i suoi coetanei?

«No, per me stare a casa significa stare in casa. Ho visto così tante persone uscire, anche quando non era permesso. Mentre io sono sempre stata qui, tutti i giorni. Niente università, niente aperitivi con gli amici, niente cene. Anche questa estate, quando moltissimi si comportavano come se niente fosse. Sono solo andata al mare tre volte, a passeggiare. Allo Iuav, i miei compagni dicevano ai docenti di voler tornare in presenza. Per me, pensando al viaggio in treno, era inconcepibile. Quando esco, rispetto tutte le regole».

Per questo, per lei e per i malati oncologici, è così importante vaccinarsi?

«Siamo tra le categorie più sensibili ed è fondamentale che ci sia un canale prioritario. Siamo come gli anziani, con le difese immunitarie più basse. Per noi, debilitati dalle terapie, anche una semplice influenza può rappresentare un rischio. Figuriamoci il Covid. Io ora non sono in chemio, ma rimango a rischio e infatti le mie oncologhe mi hanno consigliato di vaccinarmi».

Quando ha scoperto la malattia?

«Era il 2018. Erano venute a parlare a scuola delle persone, che ci avevano insegnato a fare la palpazione da sole. Ma io avrò avuto 16 anni e nella mia mente c’erano solo gli amici e le feste. Ci ho ripensato nell’estate della maturità. Ero a casa, ho provato a tastarmi e ho sentito una massa strana al seno. Credevo fosse una questione ormonale e ho sottovalutato la cosa. Due mesi dopo la massa era aumentata. Sono andata dal mio medico. Dopo un paio di settimane sono arrivati gli esiti: tumore maligno».

Dopo cosa è successo?

«Sono andata allo Iov ed è iniziata la serie di controlli. Intervento, 6 mesi di chemio, 25 sedute di radioterapia e tuttora continuo con delle terapie di mantenimento. E poi un paio interventi per sistemare il tutto. All’inizio è stata dura. Ero triste, depressa. Adesso cerco di pensare positivo».

Come sta, ora?

«Non sono guarita al 100%. Il mio è un tumore ormonale. Le terapie bloccano gli ormoni. Ma, se le interrompessi, il cancro potrebbe tornare a lavorare. Ogni 21 giorni devo andare allo Iov, per un’ora di terapia. Le oncologhe mi hanno detto che non è previsto uno “stop” per questa terapia. A volte penso che ho 22 anni e sono costretta ad andare ogni 21 giorni in ospedale, mentre i miei coetanei possono fare quello che vogliono. Ma cerco di sorridere».

Si vorrebbe vaccinare per riacquistare una certa quotidianità?

«Proprio così. Appena sarò chiamata, andrò subito». —

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