Famiglie e nonni uniti contro il nuovo centro commerciale di Mestre

La protesta di sabato

«Basta supermercati, abbiamo bisogno di alberi e verde». La protesta in via Caravaggio, nel cuore della Cipressina

MESTRE. Passandoci con l’auto, quasi ci si dimentica di trovarsi in un vero e proprio quartiere cittadino. È la Cipressina, con i suoi 4 mila residenti, con le scuole, dalla materna alle medie. E non è solo l'ipermercato di Mestre, con Conad (ex Auchan), Coop, Interspar, iN's e tanti altri ancora. Una lista che, entro fine 2021, si dovrebbe aggiornare con il nuovo Iperlando: colosso da 6 mila metri quadrati e altri 1.500 di vendita al dettaglio.

Il nuovo ipermercato sarà eretto nei prossimi mesi sull’area che costeggia via Caravaggio, all’uscita della Castellana. Ennesima colata di cemento in una città con un tasso di concentrazione delle catene della grande distribuzione tra i più alti in Italia.


Eppure è proprio la gente, la stessa per la quale i giganti del commercio sono pensati, a scendere in strada, per chiedere un’inversione di rotta.

Francesco ha sei anni e tra le mani stringe un alberello di cartone. Insieme a papà Alessandro Maltese e a mamma Giuseppina Sirchia, anche lui ha manifestato, sabato mattina. «Siamo qui anche per nostro figlio, perché davanti a lui ci sia un futuro più pulito» spiega Alessandro. «Sappiamo che la nostra azione non sarà sufficiente a fermare i lavori, ma chiediamo almeno che siano previste delle opere di mitigazione, con la realizzazione di aree verdi».

I residenti hanno pronto il piano. «Una piantumazione più intensa nelle aree pubbliche già esistenti; alberi e non parcheggi nello spazio dell’ex sfasciacarrozze vicino alla Castellana; la riduzione della rotonda ai piedi della tangenziale con trasferimento dell’area verde verso la Cipressina. E poi la forestazione del “triangolo” tra la Gazzera e la Cipressina e la risistemazione del parco Hayez» l’elenco fatto da Carla Dalla Costa, mentre regge tra le mani il ramo di un albero. E, come lei, gli altri manifestanti, per mostrare fisicamente, e non solo a parole, ciò che chiedono.

«Meno traffico e più alberi. Lasciateci respirare» recita un cartello. «Più centri commerciali = meno qualità della vita», un altro. Mentre si susseguono gli interventi. C’è la richiesta di installazione di una centralina Arpav per il controllo dell’aria, vicino agli asili nido: «Vediamo se avete il coraggio di farlo».

Continuando: «Un’indagine ha rilevato che, tra chi risiede vicino alla tangenziale di Mestre, il rischio di infarto e cardiopatia ischemica aumenta del 12%, così come sale il rischio per le malattie dell’apparato respiratorio come bronchiti croniche, ma anche diabete».

Massimo Brocco abita a pochi passi dal luogo in cui dovrebbe sorgere il nuovo Iperlando. «Questa terra è persa per sempre, non potrà più essere recuperata» dice, indicando la landa dove sorgerà il nuovo ipermercato. «Senza contare che si continua a costruire, ma noi mestrini rimaniamo sempre gli stessi. È uno spostare da un luogo all’altro, con una platea che non cresce».

E infatti è un continuo cambio di insegne. «Alle Porte di Mestre si contano oltre 50 negozi con le saracinesche abbassate. La costruzione dell’Iperlando è prevista da anni, ma arriva in un periodo di enorme crisi» evidenzia Loris Trevisiol. E poi ci sono le esigenze della gente, che vuole vivere il quartiere. Ma che non può, perché il quartiere non esiste più.

«Noi cittadini della Cipressina, se abbiamo voglia di fare un giro o di andare al bar, siamo costretti ad andare al centro» spiega Rosanna Mazzucco. «Eppure gli spazi ci sarebbero, come l’auditorium Lippiello. E invece i negozi chiudono, mentre sorgono gli ipermercati e il quartiere è in mano allo spaccio». —

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