Contenuto riservato agli abbonati

Cercò di affogare il cane: condannato a quattro mesi

Il cane salvato dal pescatore mentre stava affogando

Caorle, lo aveva legato un blocco di cemento di 32 chili e gettato in canale. L’animale fu salvato da un pescatore

CAORLE. Il cagnolino bianco e nero, un meticcio simile a un border collie, annaspava nel rio del porto di Caorle, cercando disperatamente di rimanere a galla, ma il blocco di cemento e ferro, legato con una corda al suo collo e pesante 32 chili, lo trascinava ineluttabilmente verso il fondale. Se non fosse stato per il buon cuore di un pescatore, sarebbe annegato.

Al rientro verso le 19 nel porticciolo, il 21 ottobre 2019, Alessandro Martinazzi, detto Botter, stava ormeggiando la sua barchetta, quando ha sentito i guaiti e il dibattersi di qualcosa in acqua. Ha visto sul molo un uomo che fissava il canale. Il pescatore gli ha chiesto spiegazioni e lo sconosciuto gli ha risposto che il cane non era suo.


Martinazzi, con non poca fatica, è riuscito a trarre in salvo l’animale, issandolo a bordo della sua imbarcazione. Lo ha tirato su con la corda e il masso appeso, indizi lampanti di un tentativo di annegamento. Subito il pescatore ha chiamato la polizia locale di Caorle. I vigili hanno fatto una ricerca sul microchip e hanno scoperto che il cagnolino era intestato proprio allo sconosciuto sul pontile.

È emerso che aveva adottato l’animale poche settimane prima da un canile. Il proprietario, Vincenzo Dalla Bella, 59 anni, residente a San Stino di Livenza, è stato indagato per tentata uccisione del suo cane. In casellario risulta a suo carico una contravvenzione per abbandono di animale. Il cagnolino invece è stato affidato al canile sanitario Villa Elettra di San Donà di Piave.

Il 18 febbraio la sentenza di primo grado. Il pm ha contestato all’imputato di aver compiuto, con crudeltà, atti idonei a cagionare la morte del proprio cane, legandolo con una corda al blocco di calcestruzzo. Dalla Bella, difeso d’ufficio dall’avvocato Alessia Crapis, ha negato di aver gettato l’animale nel rio.

Il giudice monocratico Milena Granata ha condannato l’imputato a 4 mesi di reclusione (il viceprocuratore onorario Patrizia Cau aveva chiesto la condanna a 6 mesi). Il giudice ha disposto la confisca del cagnolino e ne ha autorizzato l’immediato trasferimento a un’associazione per la tutela degli animali, che si prenderà cura di lui, trovandogli una famiglia. —



© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi