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Camorra e Eraclea. «Regali e vacanze ai capoclan casalesi»

Il processo ai Casalesi di Eraclea in aula bunker a Mestre

Il racconto in aula del pentito Franco Bianco, che ha vissuto sul litorale dal 1998 al 2007: fatture false e usura

MESTRE. Per i casalesi prestare i soldi con gli interessi significava ammazzare le persone. La regola è: non si fa usura, è una cosa bruttissima (.....) per questo Luciano Donadio e Raffaele Buonanno usavano gente come Michele Pezzone per coprirsi e non farsi scoprire, ma erano loro gli usurai».

Il “codice d’onore” dei casalesi di Casal di Principe - si uccide, ma non si presta a strozzo - irrompe nell’aula bunker di Mestre. Al processo ai “casalesi di Eraclea” è il giorno di un altro collaboratore di giustizia: Franco Bianco, dal 1998 al 2007 nella cittadina veneziana, che ben conosce Donadio e Buonanno, sin da bambino, vicini di casa. Modi da boss qui in Veneto - dice lui - ma timorosi davanti a i clan di Casale.


Lo “specchiettista” a Eraclea

Il pentito si presenta e spiega di essere imparentato con la famiglia del clan Bianco, della quale i cugini Augusto e Cesare erano capo zona. «Io non mi sono mai affiliato, ho frequentato più il Veneto che Casale», racconta Bianco, che sta scontando 16 anni per favoreggiamento in duplice omicidio a Santa Maria Capua Vetere, del quale si è accusato dopo l’arresto: «Ho collaborato per cambiare vita». Spiega di aver ospitato due killer e di aver fatto lo “specchiettista” durante una guerra tra clan camorristi:«Dovevo individuare la vittima e chiamare gli assassini».

Manodopera e fatture in nero

A Eraclea è arrivato nel 1998, per lavorare come operaio edile per Donadio: «Ma lavorare non era il mio mestiere, non mi piaceva». Si mette in proprio con cugino Giovanni, poi la società con l’amico Antonio Basile: «Fornivamo manodopera in subappalto. Avevamo un’ottantina di operai, quasi tutti in nero. Poi abbiamo iniziato a fare fatture false per lavori inesistenti, ce lo chiedevano le ditte: dal 1999 al 2005».

L’usura

E Donadio e Buonanno, incalzano i pm Terzo e Baccaglini? «A loro abbiamo fornito fatture false: Basile aveva da anni a che fare con Donadio, aveva conti correnti a San Donà e Jesolo che usava Donadio. So che Luciano era andato ad Eraclea nel 1992 con mio cugino Renato Bianco, poi si era messo in proprio». E quando gli affari di Bianco-Basile si mettono male, chiedono soldi a Donadio e Bonanno. Quattro prestiti: 150 mila euro al 5% al mese (restituiti 165 mila dopo due mesi), poi altri 100 mila nel 2003, al 10%. È però Michele Pezzone - racconta Franco Bianco - a mettere i soldi, «che ci sono stati consegnati sempre nell’ufficio di Donadio alla presenza di Luciano e Bonanno». Poi un terzo prestito da 200 mila euro, con 220 mila restituiti in quattro mesi. Infine 100 mila euro al 10 per cento: e scoppia il caso, con i casalesi di Casal di Principe. Bianco e Basile non sono in grado di onorare il debito: «Vi facciamo sparire da Mestre», li avrebbe minacciati Donadio. Ma Bianco si sente coperto dal suo cognome, tanto che per risolvere il problema viene organizzato un incontro con Augusto Bianco a Casal di Principe, presenti Basile e Bonanno: «Augusto disse che ci dovevano dare indietro gli interessi e che noi avremmo pagato con le false fatture. E così è stato».

40 mila euro cash per la Bmw

Molte delle cose che riferisce Bianco sono episodi raccontati da Basile o altri. Ricordi indiretti sui quali insiste la difesa, per mettere in difficoltà il teste. Altri, Franco Bianco dice di averli vissuti direttamente. «Ho visto Donadio maneggiare molti soldi: ha comprato con 40 mila euro in contanti la Bmw 530 di Basile, pagandola con pezzi da 500 euro. Basile diceva che aveva traffici di droga, ma non lo so direttamente». «A Casal di Principe ha comprato una casa da un amico: 130 mila euro in contanti».

Armi in dono

«Basilie diede una 775 a Pezzone e una Walter 16 colpi, semiautomatica, con silenziatore e cartucce a Luciano Donadio: ero presente quando ha dato le armi, a casa sua a Marocco di Treviso», prosegue Bianco il suo racconto, «a Donadio piacevano le armi: aveva una 357 e una 921. Una volta eravamo in macchina e ha tirato fuori la sua 357 cromata bianca, canna lunga».

I “regali” a Casal di Principe

Quando lavoravate al nord è capitato di mandare ai casalesi qualcosa? «Si, soldi a mio cugino, regali: qui li chiamate pizzo, ma lui era mio cugino. A detta di Basile, Donadio faceva regali a Augusto e Cesare Bianco (....) Cesare mi ha detto di essere stato in vacanza a Caorle con la famiglia e che Donadio gli aveva trovato l’appartamento. Se ha pagato? Era un’offesa per mio cugino chiedergli di pagare la casa». —


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