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Covid, la variante inglese è arrivata anche nel Veneziano

Inviati una serie di campioni all’istituto Zooprofilattico dopo alcuni focolai nelle scuole e casi di ricontagio nelle case di riposo

MESTRE. La variante inglese arriva anche nel territorio dell’Usl 3. A rilevarlo è la stessa azienda sanitaria, dopo avere inviato – secondo una prassi che prosegue da settimane – una serie di tamponi all’Istituto zooprofilattico delle Venezie, che si occupa della sequenziazione dei genomi del virus.

«Il monitoraggio è coordinato dalla Regione e si avvale dell’attività di monitoraggio e ricerca fatta sui territori dai laboratori di microbiologia e dai servizi di igiene e sanità pubblica», spiega il direttore del dipartimento di prevenzione, Luca Sbrogiò. «Si lavora per sequenziare campioni selezionati casualmente sui vari territori».


Sono stati selezionati tamponi in cui fosse presente un parametro che evidenziava una carica virale a partire da un determinato dato. Quindi la selezione è stata sia “a campione”, sia a partire da determinati cluster in cui il virus aveva trovato una diffusione particolare.

Di recente, ad esempio, hanno colpito i focolai particolarmente estesi registrati nelle scuole primarie San Pio X di Meolo, Fratelli bandiera di Malcontenta e Marco Polo di Portogruaro. Si è poi proceduto con la sequenziazione nei casi di reinfezione o di infezione nonostante il vaccino. Questo è accaduto ad esempio nelle case di riposo I tigli di Meolo e Mariutto di Mirano. Ancora, sono stati analizzati i virus che hanno infettato persone immunocompromesse ricoverate a lungo per Covid. E poi gli individui in arrivo da Paesi con alta incidenza di varianti, come il Portogallo; o provenienti da aree, come il centro Italia, in cui si registra un aumento dei casi o un cambiamento nella trasmissibilità e nella virulenza.

Ecco la serie di analisi che confermano la penetrazione nel Veneziano della variante inglese. E la paura che, presto, si possa registrare lo stesso fenomeno anche con i ceppi brasiliano e sudafricano. Cerca di rassicurare Sbrogiò: «Risultare positivi a una variante non significa, al momento, essere affetti da una patologia diversa, né per quanto riguarda le conseguenze cliniche, né per quanto riguarda gli interventi terapeutici. Le varianti, e in particolare quella inglese, evidenziano piuttosto una differenza nella trasmissibilità del contagio. Ed è per questo che, a fronte dell’individuazione di soggetti colpiti da variante, i sanitari del Sisp attuano protocolli di monitoraggio più stringenti, nel segno di una ancor maggior prudenza quanto alla possibile diffusione del virus».

Per questo, in caso di contagio da variante inglese, l’indagine epidemiologica prevede l’individuazione dei contatti avuti nei precedenti 14 giorni, e non nelle ultime 48 ore. Si eseguono poi tamponi di monitoraggio con una tempistica più ampia, con l’allungamento del periodo in cui la persona viene posta sotto controllo. Infine, la quarantena dei contatti dura 14 e non 10 giorni. —



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