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Contagi e ricoveri, continua la discesa. Ma adesso nel Veneziano si teme per la terza ondata

Cinque vittime nelle ultime 24 ore. Negli ospedali, chiusi alcuni reparti Covid per fare posto alle attività tradizionali  

MESTRE. Continua la ritirata del contagio nel Veneziano e uno degli effetti più felici è il progressivo alleggerimento dei reparti ospedalieri. Venerdì i ricoveri nelle aree mediche sono diminuiti di 10 unità, scendendo a 138; e scendono lievemente (-1) anche le cifre nei reparti di Terapie intensiva, tra i quali si contano 14 posti letto occupati per Covid.

Per questo da fine febbraio gli ospedali della provincia stanno vedendo il progressivo ripristino dell’attività ordinaria, parallelo a un parziale ritorno all’assetto pre Covid dei reparti. Da alcune settimane, all’ospedale Dell’Angelo è stato chiuso il reparto Covid ricovato nella Medicina del quinto piano.

Tuttavia, l’intenzione per il futuro è quella di concentrare proprio al quinto piano tutti i degenti Covid ricoverati nell'ospedale, attualmente 27 in area medica e due in Rianimazione. Intanto è stata ridimensionata l’area Covid al secondo piano, divisa tra i reparti di Pneumologia e Cardiochirurgia, con la progressiva ripresa delle attività in quest’ultimo.

Al Civile di Venezia, la Rianimazione è Covid free, è stato liberato il reparto di Malattie infettive e i tre pazienti sono stati concentrati in Medicina. Con 54 ricoveri in area medica e 8 in Terapia intensiva, l’ospedale di Dolo rimane il punto di riferimento principale nella provincia per il Covid. Anche qui, comunque, i ritmi iniziano a essere relativamente sostenibili. Liberata metà del reparto di Geriatria, i reparti di Medicina e di Pneumologia continuano ad accogliere pazienti positivi. Nella struttura vengono poi trasferiti i degenti provenienti dall’ospedale di Chioggia, quasi Covid free. E, con due ricoveri, vede la luce anche l’ospedale di Mirano.

Passando al Veneto orientale, sono già due i reparti dedicati ai degenti positivi che sono stati chiusi all’ospedale di Jesolo: il Covid 3 e il Covid 4. E la stessa decisione è stata presa per la casa di cura Rizzola a San Donà, che era stata riconvertita in Covid hospital. Per questo, anche nelle strutture dell’Usl 4 si è assistito a un ritorno dell’attività ordinaria. Nell’ospedale di Portogruaro, sono state ripristinate l’area omogenea, la pediatria e le unità operative di Medicina fisica e riabilitativa, mentre a San Donà è tornata l’attività dell’ortopedia.

«Accogliamo con favore il ripristino dell’attività ordinaria negli ospedali. Chiediamo però che tutto avvenga con gradualità, perché il rischio di trovarsi a fronteggiare una terza ondata è dietro l’angolo», commenta Francesco Menegazzi di Uil.

Intanto, la diffusione del contagio nella provincia prosegue, ma con ritmi decisamente ridotti. Attualmente si contano 5.148 positivi in tutto il Veneziano, con 105 nuovi tamponi che hanno dato esito positivo. Sono cinque, invece, i decessi registrati ieri. Numeri rassicuranti, che tuttavia non permettono di abbassare la guardia. Anche per questo l’Usl 3 ha deciso di posticipare di ulteriori tre mesi, al 30 aprile, la scadenza del contratto con le ditte che forniscono il servizio di ossigenoterapia domiciliare per i pazienti Covid.

Il bacino potenzialmente previsto è di 80 pazienti alla settimana per i distretti di Mestre-Venezia e Chioggia, e 10 per quello di Mirano-Dolo. La spesa complessiva supera di poco i 205 mila euro. È questa la stima per curare a casa i pazienti positivi al coronavirus che necessitano di ossigeno. —

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