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D'Alpaos sul Mose: «La laguna richiede competenze, sbagliato fare esperimenti»

Il professor Luigi D’Alpaos, ingegnere idraulico dell’Università di Padova, tra i primi conoscitori al mondo dei fenomeni di idrodimamica e idraulica lagunare.

Il professore di Idraulica: «Prima bisogna aver studiato. Così si distrugge la morfologia producendo effetti irreversibili sull'equilibrio del sistema»

VENEZIA. «Non ho parole. Si continua a fare esperimenti sul corpo dell’ammalato grave senza prima sapere cosa gli succederà. Questi non conoscono la povera vittima che devono curare...». Allarga le braccia il professor Luigi D’Alpaos, ingegnere idraulico dell’Università di Padova, tra i primi conoscitori al mondo dei fenomeni di idrodimamica e idraulica lagunare.

Cosa è successo, professore?


«Che si continua, come se niente fosse, su una strada sbagliata e pericolosa. Il 10 febbraio hanno deciso di chiudere una sola bocca di porto. Questo produce degli effetti, anche irreversibili, sull’equilibrio lagunare. È grave che questi decisori non sentano la necessità di verificare le manovre che fanno in presenza di calcoli».

Cosa significa?

«Che prima di decidere è necessario studiare. Verificare. Non occorre inventare nulla. Ci sono dei modelli del mio dipartimento dell’Università di Padova. Fatti quando ancora si discuteva di come chiudere le bocche di porto, negli anni Settanta. Basterebbe studiare quelli».

Il 10 febbraio è stata chiusa una sola bocca di porto, quella di Lido. Lei che ne pensa?

«Come ho avuto modo di dire, questi esperimenti fatti senza una solida base scientifica, possono produrre danni gravi. Erosione e correnti, danni alla morfologia della laguna. E non si torna indietro. Se vogliono avere una laguna piatta continuino così».

Dunque, le chiusure differenziate non vanno bene?

«Assolutamente no. Abbiamo dimostrato cosa è successo quel giorno di ottobre quando a Malamocco hanno deciso di chiudere solo alcune paratoie. Corrente a cinque metri al secondo, scia ben oltre la barriera».

Il 10 febbraio hanno chiuso solo una bocca di porto, il Lido.

«In generale non basta guardare solo quello che succede con i livelli in laguna. Occorre verificare con strumenti adatti le conseguenze. Ieri, poi, la manovra non è stata utile neanche per proteggere dall’ acqua alta».

Qual è la sua idea sulle chiusure del Mose?

«Gli studi passati ci dicono che è necessario chiudere le tre bocche insieme, in modo proporzionato, per evitare conseguenze inattese alla morfologia della laguna. Poi ogni evento di marea è diverso, va studiato. Il vento per esempio. A bocche chiuse, i suoi effetti vengono incrementati, soprattutto con la bora a Chioggia abbiamo livelli superiori, come si è visto in ottobre, E in quei casi anche il baby Mose non basta. Poi bisogna vedere quale sia il tipo di marea. Se chiudi una bocca sola, incrementi la resistenza nelle altre due, puoi provocare danni. Con maree come quella di ieri, l’acqua entra da Malamocco anche se rallentata».

In conclusione, lei sconsiglia queste manovre “sperimentali”

«La laguna è un sistema delicato, complesso. Bisogna affidarla a persone che la conoscono e l’hanno studiata». —

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