«Chiediamo stabilità per lavorare»

mirano

Un primo giorno in zona gialla che assomiglia tanto al ritorno a scuola. Un ritorno dietro al banco o in cucina tra mille incognite e speranze come uno studente che, dopo aver cambiato istituto, deve conoscere i nuovi professori e compagni. Qui baristi e ristoratori devono capire cosa aspetterà loro nei prossimi giorni, settimane a essere buoni perché più in là non riescono a vedere. Tra decreti e restrizioni ne hanno passate troppe. Adesso (forse) si ricomincia, ma vedere se c’è una luce in fondo al tunnel, meglio non sbilanciarsi.


Il bistellato Lionello Cera di Antica Osteria Cera di Campagna Lupia e daMe Bistrot di Dolo ha riaperto solo in quest’ultimo locale, in attesa di fare altrettanto con il primo da domani. «A Dolo abbiamo avuto un ottimo afflusso già dalla colazione», spiega lo chef, «e questo ci fa ben sperare. Certo, speriamo di continuare a restare aperti, perché il cambio continuo di colori non aiuta nessuno, né noi né il cliente. Siamo tutti disorientati. Chiediamo solo stabilità perché la consegna e l’asporto non sono il nostro mestiere. I nostri clienti ci hanno aiutati durante le ultime settimane ma forse era meglio fare una chiusura totale qualche mese fa per poter aprire». Anche perché le scene viste nelle scorse settimane al daMe Bistrot – ma lo stesso si può dire di altre attività – rendono l’idea del periodo. «Siccome non si poteva consumare all’interno», continua Cera, «dei clienti lo facevano in auto o sul cofano».

Davide Di Rocco del Di Rocco Bistrot di Noale attende il fine settimana per farsi un’idea. «Onestamente oggi (ieri, ndr)», osserva, «non ho avuto una gran risposta. Devo aspettare sabato e domenica, ho già delle prenotazioni per San Valentino. Devo rifarmi la scorta di provviste ma chiediamo solo di poter lavorare. Basta cambiare, basta chiusure, sono stato uno dei più penalizzati dai ristori. Essendo arrivato a Noale lo scorso aprile, non c’era lo storico del mio fatturato e mi sono arrivati 2 mila euro». Tra i baristi si apre tra chiaro e scuro. «Sarà stato anche il mercato di Mirano», riferisce Riccardo Frezza de Ae Botti, «ma la mattinata è stata positiva. Il primo caffè? A un anziano. Qui a Mirano abbiamo avuto un buon riscontro dal ritorno in zona gialla ma è indubbio che si debba tenere aperti pure per l’aperitivo e la cena. Sono stati mesi duri, dovendo pagare l’affitto non è stato semplice. Si resiste con quanto messo da parte in precedenza».

Diego Cesarato della Gineria di Santa Maria di Sala è critico. Propone servizio bar e anche ristorazione e aprirà solo oggi. Ma non è troppo convinto. «Per adesso», fa sapere, «ho solo una prenotazione per due fissata a domani (oggi, ndr). Stop. Vedremo sabato e domenica. Penso che si debba tenere aperti, controllati certamente, ma dobbiamo riprendere a lavorare. Non m’interessano né i soldi statali né i ristori, ma il rispetto delle regole. Se qualcuno sgarra, gli tolgano la licenza per un certo periodo. Aprire in questo modo ti permette di recuperare il costo delle materie prime, se tengo chiuso non hai certi costi da sostenere. Si deve ripartire in fretta». —

Alessandro Ragazzo

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