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Attività bloccate e zero finanziamenti: il virus minaccia 3.200 associazioni veneziane

L'Auser di Fossalta

Le realtà del veneziano resistono stoicamente grazie all’esercito silenzioso dei volontari. Ketty Poles direttrice del Csv: «Momento davvero difficile, tuteliamo l’aspetto umano»

VENEZIA. Il mondo del volontariato messo in ginocchio dalla pandemia. Attività bloccate, difficoltà a trovare finanziamenti. E un esercito di benefattori che, tra protocolli sanitari e rischi per la salute, continua a impegnarsi per dare un aiuto alle tante persone in difficoltà in tutto il Veneziano. È uno degli effetti collaterali del Covid. Un impatto pesante sulla vita sociale, anche se non trova traccia nei bollettini di contagi e decessi. E che ha risvolti economici non indifferenti, anche se non viene contrastato dai ristori statali.

Solo in provincia di Venezia sono oltre 3.200 le associazioni che operano quotidianamente. Si va dall’ambito socio-sanitario a quello sociale, dalla tutela dei beni culturali fino ai soccorsi, dalla funzione educativa-ricreativa a quella culturale, sportiva e della tutela della dignità umana. Un esercito, nel complesso, di circa 70 mila volontari con un’età media tra i 55 e i 70 anni.


«È un momento storico molto difficile per tutte le nostre realtà», ammette Ketty Poles, direttrice del Centro servizio per il volontariato che racchiude più di 500 associazioni nel territorio. «Sono state bloccate a causa del virus tutte le attività in presenza. Ma il nostro obiettivo è l’inclusione, l’aspetto umano delle nostre attività è la socialità. L’aspetto umano è fondamentale. Per questo abbiamo chiesto che i volontari vengano equiparati ai sanitari per essere vaccinati». Richiesta tuttavia respinta, almeno per il momento.

Due esempi raccontano delle difficoltà di questo periodo. A Campalto, Gabriele Bagagiolo gestisce dal 1980 l’associazione Agape, una comunità specializzata nell’aiuto a persone con disabilità. Ad oggi sono otto i ragazzi seguiti dai volontari, sei dei quali vivono nella struttura in piazzale Zendrini. Prima dello scoppio della pandemia, le attività organizzate erano soprattutto all’esterno e all’aria aperta. Un modo per aiutare ragazzi e ragazze con difficoltà a fare esperienze a contatto con la società.

Si organizzavano la gita in piscina o al parco, feste e compleanni per regalare gioia e svago. Dallo scorso marzo è tutto fermo. «Troppo rischioso portarli all’aperto», spiega Bagagiolo, «Io e mia moglie da soli non ce la facciamo e nessuno può entrare nella struttura, sempre per una questione di sicurezza. Ci arrangiamo con le videochiamate. I ragazzi ne soffrono. Noi proviamo a tirar su il morale. Sotto l’aspetto economico è di fondamentale aiuto la convenzione sottoscritta con il Comune».

Tra le attività tradizionalmente organizzate dall’associazione Agape, anche una visita all’anno alla colonia felina di Forte Marghera, gestita dall’Enpa. Una giornata a contatto con la natura e gli animali per imparare a dar loro il cibo, che si concludeva con una bella foto di gruppo e un diploma simbolico. Tutto annullato. Un problema anche per gli stessi volontari dell’Enpa.

«Senza la possibilità di cene sociali, lotterie e altre attività», spiega la volontaria Maria Grazia Silvestri, «Non riusciamo più a sostenerci. Per fortuna ci sono qualche piccola donazione di privati e lo sforzo immane di tantissimi volontari, anche giovani. Cerchiamo di dare un aiuto ai gatti abbandonati dalle famiglie a causa della crisi, ma ora ce ne saranno 200 ed è sempre più difficile tenere sotto controllo un territorio che va da Mestre a Quarto, e poi Marcon, Zelarino, Carpenedo. Il tutto nell’indifferenza delle istituzioni pubbliche».

Il tema dei finanziamenti e della sicurezza è centrale anche per il Centro Servizio del Volontariato, come ammette la direttrice: «Ci siamo ingegnati con sanificazioni, plexiglass, guanti negli empori solidali i cui accessi sono più che raddoppiati negli ultimi mesi anche tra le famiglie. Ma la pandemia dura da mesi e a noi servono mascherine e gel». —



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