Mose, il commissario non sblocca i lavori: fermi i progetti all’Arsenale e San Marco

Milioni di euro e cantieri che non partono. Da tre anni è calato il silenzio sull’area Pagnan e sulla manutenzione delle paratoie

VENEZIA. Commissari dappertutto. Ma i progeti sono fermi. L’allarme delle imprese del Mose che non vengono pagate. Lo stop alla difesa locale di San Marco. L’attesa di avviare i lavori all’Arsenale, già decisi e finanziati da due anni.

E il blocco della manutenzione del Mose. Con una gara da 17 milioni bloccata da ricorsi incrociati. Non è un bilancio molto positivo quello di un anno di commissariamento del Mose. Gli amministratori straordinari del Consorzio sono decaduti. Ma i problemi si sono moltiplicati. «Ci dobbiamo dare una mossa», attacca il sindaco Luigi Brugnaro, «qua ci sono troppi commissari». Fra i tanti cantieri bloccati c’è quello del trasferimento a Marghera della linea di manutenzione delle paratoie del Mose. Lo aveva deciso il Provveditore Roberto Linetti, nel 2018.

Uno studio sui costi benefici aveva indicato l’alternativa. Inutile destinare l’Arsenale a magazzino. Bisogna recuperarlo invece ad altri usi più compatibili con la città, come la cantieristica e l’artigianato tradizionale. Le paratoie potranno essere lavorate a Marghera, nell’area ex Pagnan che la Mantovani aveva acquistato sette anni fa. Luogo ideale e pronto all’uso.

Ma i progetti non partono. Da un anno la ministra De Micheli ha dato i pieni poteri a Elisabetta Spitz, nominata commissario Sblocca cantieri del Mose. Successo mediatico a parte – l’inaugurazione del Mose con il premier Conte e i sollevamenti di dicembre, test effettuati con successo – il bilancio del commissariamento non è molto positivo. I cantieri sono fermi. A cominciare da San Marco, con il progetto di difesa della Basilica (le lastre di vetro) ritardato di otto mesi per la richiesta di dare una consulenza allo studio Boeri. 

 
E l’insula di piazza San Marco. Adesso anche la Corte dei Conti ha chiesto chiarimenti. Ma è fermo anche l’Arsenale. 70 milioni di contratti già firmati due anni fa dall’avvocato Giuseppe Fiengo con le imprese minori del Consorzio. Ma nulla si è mosso. Bloccati anche gli interventi del Piano Europa. Misure di compensazione prescritte dall’Unione Europea dopo l’archiviazione dell’esposto sul Mose-
E la manutenzione.
 
Negli ultimi anni di amministrazione straordinaria sono state parecchie le “criticità” scoperte dagli amministratori nominati dall’Anac di Cantone e dal ministero degli Interni. Lavori malfatti, materiali non corrispondenti a quelli indicati nei progetti, tubi e valvole che non funzionano, giunti che fanno entrare l’acqua. E poi la “grana” più importante. La corrosione delle cerniere. Il cuore del sistema Mose, i meccanismi che tengono insieme le paratoie con i cassoni di calcestruzzo sui fondali. Alcune parti di queste cerniere, costruite dalla Fip di Padova con altre aziende venete, vanno sostituite.
 
Un lavoro enorme. Che ha bisogno di programmazione e di fondi adeguati.
 
Ma nulla si muove. Il Comune ha chiesto all’ultimo Comitatone di poter disporre di una cifra consistente (almeno 40 milioni di euro l’anno) per la manutenzione della città. Trascurata per anni in favore del Mose. Ma i soldi non arrivano. Intanto al Consorzio comanda il commissario liquidatore Massimo Miani, al Mose la commissaria Spitz che ha preso come consulente l’ex commissario del Mose Francesco Ossola. E i progetti sono bloccati. —
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