«La mia famiglia ora è riunita in cielo». Lo strazio di Alex Busso, fratello del falconiere, rimasto solo per il Covid

Alex Busso con i suoi genitori Gianni e Gina Smerghetto

Il fratello del falconiere ucciso dal Covid, che ha perso anche i genitori, racconta la sua «tragedia inimmaginabile»

MALCONTENTA. «Voglio pensare che mia mamma sia andata a prendere mio papà e ora stanno tutti e tre insieme ad Ivan, in cielo». A dirlo con il cuore spezzato dal dolore è Alex Busso, 33 anni fratello di Ivan, 42 anni, falconiere di Malcontenta, e figlio di Gianni e Gina Smerghetto, tutti e tre morti di covid nelle ultime settimane.
 

Alex, è l'unico in vita della famiglia sterminata dal corona virus, e abita con la fidanzata a Musile di Piave. Lavora come contabile per due ristoranti a Venezia entrambi chiusi in questo momento a causa delle restrizioni collegate all’emergenza sanitaria.

«Quando martedì scorso alle 4 del mattino mi hanno chiamato dall’ospedale di Mestre, e mi hanno comunicato anche la morte di mio papà – racconta ancora attonito Alex – sono rimasto come paralizzato. Dopo la notizia, ho guardato il soffitto per due ore, non sapevo che dire. Mi aveva colpito una tragedia inimmaginabile. Inconcepibile. Ho 33 anni e tutti i miei famigliari sono scomparsi nel giro di poco più di due settimane. Mi farò forza e andrò avanti è chiaro, ma non nascondo che avrò bisogno dell’aiuto di tutti, anche solo per sbrigare pratiche burocratiche. Per fortuna ho accanto a me la mia fidanzata. Per fortuna tante persone si sono già fatte avanti. La solidarietà che in queste settimane abbiamo ricevuto sia io chemia cognata Elisa, è stata davvero grande».
 

Alex Busso ricorda come a inizio dello scorso dicembre lui non si sia contagiato solo per un caso fortuito. «Andavo spesso», dice, «a trovare Ivan e i genitori e la nipotina, ma quella settimana in cui si ammalarono non lo feci. Così ho potuto aiutare i famigliari in difficoltà. Quello che fa male è che mio papà e mio fratello, erano riusciti a superare il Covid, ma poi sono subentrate altre complicazioni: batteriche per mio fratello e cardiache per mio papà».

In queste settimane Alex e la cognata Elisa si sono aggrappati via via a notizie dall’ospedale, a barlumi di speranza che si sono fatti semre più flebili. «La situazione di mia mamma è apparsa fin da subito la più grave», dice Alex. «In paese a Malcontenta mamma e papà erano benvoluti da tutti. Non riesco ancora a pormi delle domande a cui credo non ci siano risposte».
 

Gina, 65 anni, faceva parte del gruppo ricamo e cucito della parrocchia di Sant’Ilario e Gianni, 72 anni, ex dipendente dell’agenzia dogale dei tabacchi, aveva la passione per la barena. La solidarietà racconta Alex è stata concreta. «Tantissime persone mi hanno contattato», dice, «si sono offerte di darmi una mano. Anche l’agenzia funebre Lucarda si è resa disponibile in ogni modo nei confronti miei e di Elisa. L’aiuto di tutti è ben accetto. L’ospedale e i servizi sanitari mi hanno subito messo a disposizione degli psicologi. La cosa più bella è stato però il calore degli amici, l a vicinanza delle persone che conoscevo, ma anche di tanti altri mai visti. Con tutto questo amore che mi circonda mi farò forza e cercherò di ripartire dopo i terribili lutti che hanno colpito la mia famiglia».

I funerali di Gina Smerghetto sono stati spostati a martedì 26 gennaio alle 15. Saranno celebrati insieme a quelli del marito da don Alessandro, parroco del paese. Dopo la raccolta di fondi a favore di Elisa e della piccola Astrid che ha raggiunto quasi 57 mila euro, un gruppo di amici ha lanciato l’idea di farne partirne una anche per Alex rimasto solo. —



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