Droga, Mestre è il centro all'ingrosso del Nordest. «Ora telecamere e pattuglie fisse»

Il comandante Agostini: via la patente ai consumatori di cocaina. Bettin: repressione e servizi 

MESTRE. Mestre è l’hub del narcotraffico del Nordest dove la piccola manovalanza dello spaccio si intreccia con le organizzazioni criminali gestite da albanesi e ’ndrangheta. E la lotta al Narcotraffico non può trovare limitazioni. Anzi, l’hub va smantellato a suon di arresti e indagini.

Il tema è stato ribadito in commissione comunale alla Sicurezza nel confronto sollecitato dalla stessa maggioranza, con la mozione di Maika Canton (Fdi) che sollecita un rinforzo di telecamere e illuminazione e il divieto di nuove aperture di attività di cibo d’asporto come si è fatto per il centro storico. L’assessore alla sicurezza Silvana Tosi (alla prima partecipazione operativa) apre anche alla pattuglia fissa in zona stazione la sera, con un rinforzo di vigili a piedi in orario diurno ma spiega che il divieto alle nuove aperture di attività commerciali era possibile nell’area storica di San Marco e Rialto grazie ai decreti dei Beni culturali, ma a Mestre non è applicabile.


Nel confronto tra maggioranza e opposizione si torna a confrontarsi sulle politiche della giunta Brugnaro che ha investito molto nella repressione ma che non ha certo sconfitto il fenomeno, che si lega a degrado e microcriminalità.

Gianfranco Bettin invoca una forte azione di repressione contro le organizzazioni criminali che da Padova si sono spostate su Mestre che è il crocevia perfetto per questi traffici. Ribadisce che serve una repressione dura e intelligente contro le organizzazioni criminali ma assieme ad interventi sociali e culturali di alto livello per la riduzione del danno che era fino al 2010 uno dei fiori all’occhiello della città di Venezia.

Il comandante della Polizia locale Marco Agostini ribadisce che occorre lavorare per fare quello che a Padova è stato fatto su via Anelli. Ovvero, dice, «smantellare il principale hub dello spaccio del Nordest che è oggi Mestre». Ma anche «portare via la patente per qualche mese al colletto bianco che viene a Mestre a comprare la cocaina». La maxi retata di cinque anni fa, ricorda Agostini, ha reso via Monte San Michele oggi una zona tranquilla.

Ma il narcotraffico continua a fare affari e servono leggi adeguate e la certezza del carcere per spacciatori che vengono arrestati anche venti volte e vanno in galera solo se l’arresto è in flagranza. «Ci sono indagini che attendono anche tre anni per vedere provvedimenti cautelari», dice il comandante.

Ieri la polizia locale festeggiava San Sebastiano. Agostini spiega che nel 2020 sono stati 215 gli arresti per spaccio contro i 65 del 2018 e 16 chili di stupefacente sequestrato. E i reati in città sono calati del 50% (meno 28 per i furti in casa e meno 17 per cento per le rapine). Dal centrosinistra si chiede di più: azioni di rilancio del quartiere Piave e di Marghera con interventi di rigenerazione urbana, il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini. E servizi e aiuti ai consumatori di sostanze. —

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