Femminicidio di Concordia, la sorella di Moses chiede l’affido dei bimbi

Victoria Osagie e il marito Moses, che sabato scorso l’ha uccisa

Presentata la domanda. Entro sabato l’autopsia sulla vittima, disposta una perizia sulle armi usate dall’assassino

CONCORDIA. L’autopsia sul cadavere di Victoria Osagie, 34 anni, si farà entro sabato. In queste ore si conoscerà a chi il Tribunale dei Minori di Trieste affiderà i tre i bambini della donna uccisa, a coltellate, sabato sera dal marito Moses Osagie, 41 anni, nigeriano come la moglie.

Chi avrà la nomina di curatore speciale dei piccoli dovrà nominare un medico legale che assista all’esame che la Procura di Pordenone ha affidato al dottor Antonello Cirnelli. Quest’ultimo dovrà anche stabilire la sequenza delle coltellate. Disposta una perizia sulle armi usate per uccidere: un coltello, un punteruolo e un cacciavite. Da stabilire se è stato usato anche il cacciavite.

ORDINANZA

Mercoledì  è stata depositata l’ordinanza con la quale il Gip Rodolfo Piccin, dispone la custodia cautelare in carcere per Moses Osagie, 41 anni, che ha ucciso la moglie Victoria straziandone il corpo con almeno 12 coltellate.

Il giudice scrive che le prove sono schiaccianti e che la versione resa dall'imputato contraddice le risultanze dei primi atti di indagini. Sottolinea la crudeltà e l’incapacità di Osagie di frenare i propri impulsi, quindi è possibile che reiteri il reato è di conseguenza deve rimanere in carcere.

I BAMBINI

Per il momento i tre figli della coppia di nove, sei e due anni sono ospiti in una casa famiglia. C’è la necessità di individuare il curatore speciale a cui affidare i bambini. Ieri l’avvocato Sergio Gerin, legale dell’omicida, ha contattato la sorella di quest’ultimo per sondare la possibilità che sia lei a prenderli in affido. Gerin, per conto della donna che abita a Como ha presentato istanza al Tribunale dei minori di Trieste per affido provvisorio dei bambini.

CODICE ROSSO

Rimane aperta l’indagine per maltrattamenti in famiglia iniziata un anno e mezzo fa dal pm Andrea Del Missier. Moses non aveva gradito l'intervento dei servizi sociali, quando ha scopre casualmente che si erano occupati della sua famiglia. Del resto nel 2020 la donna finisce in ospedale, per quelle che gli inquirenti ritengono percosse, due volte: a febbraio (10 giorni di prognosi) e poi a metà settembre. Il 5 ottobre la donna viene risentita con la psicologa e dichiara di essersi fatta male cadendo dalle scale e dice che la situazione in casa è sotto controllo.

A febbraio aveva ammesso di essere stata picchiata. Le avevano chiesto perché quando viene dimessa a settembre dice di non voler ritornare a casa. Lei risponde che era stata colta da un momento di sconforto. Ora pensava solo a trovare una nuova casa e un nuovo lavoro per mantenere i figli. Il 20 ottobre i due bambini di 9 e 6 anni vengono sentiti da uno psicologo in un'audizione protetta. Entrambi hanno detto di non aver visto i genitori litigare ma il bimbo più grande nega anche che la mamma sia andata in ospedale e invece era andato a trovarla. Il 19 novembre gli atti vengono trasmessi al Tribunale dei minorenni con la richiesta di approfondire la situazione familiare. —

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