Parla Brollo, il primo immunizzato del Veneziano. «Sono felice, non abbiate paura del vaccino anti Covid»

Il primario di Malattie infettive dell’Usl 4 sottoposto al richiamo:«L’importante ora è non abbassare la guardia»

JESOLO. Vaccini: si va verso l’immunizzazione. Ieri pomeriggio, infatti, primo giorno ufficiale dei richiami con le dosi Pfizer (quelle che le Usl hanno messo da parte proprio per i richiami) il dottor Lucio Brollo, primario di Malattie infettive a Jesolo, è stato ancora una volta il primo a sedersi in ambulatorio per l’iniezione.

Il 27 dicembre, sempre al Covid hospital del lido di Jesolo, era stato lui il primo vaccinato, simbolo della lotta al virus assieme al collega di Terapia intensiva, dottor Fabio Toffoletto. A dicembre, Brollo aveva tradito un po’ di emozione. Il vaccino era arrivato al lido scortato da una volante della polizia, c’erano telecamere e fotografi ad attenderlo. Per Brollo era stata una mattinata desueta, tutti a fargli domande e chiedergli come stava.


Del resto, il Covid hospital di Jesolo è una struttura sanitaria simbolo nella lotto al virus, con centinaia di ricoveri, decine di vittime, ma anche tante persone, la maggior parte, che sono state salvate grazie alla professionalità di medici, infermieri, operatori socio sanitari e tutto il personale. Gli “angeli in corsia” cui l’artista jesolano Carlo Pecorelli ha dedicato una scultura che ora è posata davanti all’ingresso, con il titolo “Angels” .

Dottore come si sente dopo il richiamo?

«Direi bene, come alla prima dose. In questo periodo di tre settimane non ci sono state conseguenze o effetti particolari, tutto è andato per il meglio e anche con il richiamo non ci sono problemi. Neppure l’indolenzimento alla spalla. Ho sempre lavorato in tutti questi giorni, ho condotto una vita con gli stessi ritmi di prima e non ci sono state conseguenze o altre sensazioni rilevanti».

Cosa si sente di dire a chi il vaccino deve ancora farlo?

«Di non avere assolutamente paura. Ora ne arriveranno altri, anche monodose, ci sarà maggiore disponibilità e saranno organizzate campagne per la popolazione. Io sono stato felice e onorato di averlo fatto per primo, per dare l’esempio a tutta la comunità ospedaliera, qui a Jesolo. Lo stesso dovrebbero fare tutti, soprattutto i giovani che sembrano essere quelli più refrattari al vaccino. Eppure ne abbiamo visti tanti ricoverati qui da noi, anche giovanissimi. Non c’è età per il virus. Dobbiamo impegnarci tutti, in questa campagna vaccinale, per arrivare a quell’80% della popolazione vaccinata, quindi tagliare il traguardo dell’immunità di gregge che ci consenta di uscire da questa pandemia una volta per tutte».

Dopo il vaccino cambierà qualcosa nelle sue e nelle nostre abitudini?

«Questo non dovrà assolutamente accadere, lo ripeto a chiare lettere. Anzi, mascherine, distanziamento sociale, igienizzazione delle mani e degli ambienti dovranno restare regole da rispettare sempre, con la massima serietà, non si sa ancora per quanto tempo. Gli scienziati ci diranno quando potremo iniziare a togliere le mascherine e riprendere una vita normale. Per il momento non deve cambiare assolutamente nulla della vita che stiamo facendo, neppure per chi ha avuto la fortuna di vaccinarsi. Tutto deve restare come prima perché la guerra al virus è solo all’inizio e alla fine dovremo vincerla tutti insieme». —


 

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