Via le impalcature, ecco la nuova Ca’ di Dio veneziana. A primavera aprirà un albergo Alpitour

L’istituto di ricovero Ire (ora Ipav) ha scelto la via della locazione lunga: 27 anni a un canone di 1,3 milioni di euro l’anno

VENEZIA. Via le impalcature da Ca’ di Dio, la facciata che dà sul bacino San Marco mostra ora alla città i lavori di restauro dopo anni di teloni e di cantieri. Apertura prevista in tarda primavera per il nuovo hotel a cinque stelle targato Alpitour all’interno dell’ex oratorio realizzato nel 1200 e ricostruito tre secoli più tardi da Sansovino tra l’Arsenale e San Marco.

Consegne dunque rispettate, nonostante lo scoppio della pandemia, se si considera che inizialmente era stata fissata la primavera del 2021 come obiettivo per l’inaugurazione. E nonostante le incognite sul turismo, settore vitale per l’economia cittadina in ginocchio dal novembre 2019 e mai più rialzatosi negli ultimi dodici mesi.


Di proprietà dell’Ire Venezia, nel 2014 al complesso in Riva Schiavoni era stata cambiata la destinazione d’uso da assistenziale a ricettivo e nel 2017 era stato messo all’asta con una base di partenza di 945 mila euro all’anno. L’Ire infatti si era rifiutata di mettere in vendita l’edificio, preferendo una locazione di 27 anni. Un modo per garantire entrate a sufficienza e per scongiurare l’aumento delle rette per i servizi sociali forniti dall’ente.

Nel 2018 il bando era stato assegnato alla società SHG (Salute Hospitality group) per un milione e 350 mila euro all’anno di canone, con una riduzione al 70% per i primi due anni in cui si dovevano svolgere i lavori. Lavori che, però, erano andati a rilento al punto di essere sospesi. E l’interruzione aveva spaventato, e non poco, tanto le imprese costruttrici quanto Comune e Ire.

A fine 2018, l’operazione era stata rilevata da Alpitour che ha deciso di investire 16 milioni di euro per realizzare un hotel a cinque stelle, parte della collezione Lifestyle di Voihotels, la catena nata nel 2014 a seguito di un processo di re-branding della divisione alberghiera di Alpitour.

«Siamo molto contenti che il progetto Ca’ di Dio si sia finalmente svelato alla città attraverso la presentazione della sua splendida facciata» spiega Paolo Terrinoni, ad di Voihotels, «i lavori procedono spediti e l’apertura è prevista per la tarda primavera, in concomitanza degli eventi più importanti che interesseranno la città e contestualmente con la auspicata ripresa dei flussi turistici internazionali».

La ristrutturazione comprende l’intera proprietà con i suoi 4mila metri quadrati, nei quali saranno realizzate 66 camere e junior suite, due ristoranti, una spa e due giardini privati, antichi chiostri della casa veneziana. L’albergo è destinato a diventare uno dei fiori all’occhiello della collezione che ha all’attivo 18 strutture in Italia (Sicilia, Sardegna) ed estero (tra cui Madagascar e Maldive). L’operazione è stata seguita dall’architetto e designer spagnolo Patricia Urquiola, che ha curato progetti in Europa e nel mondo.

Soddisfazione per la «scelta lungimirante e produttiva» da parte di Ipav (ente assistenziale che nel 2020 ha inglobato Ire), che grazie al canone di affitto è riuscita a mantenere invariate le rette per le attività sociali fornite negli ultimi anni. Dopo i mesi di blocco forzato per via dello scoppio della pandemia e con il primo lockdown, i lavori di restauro della struttura sono ripartiti la scorsa estate. Con un inevitabile ritardo sulla tabella di marcia, che in un primo momento aveva previsto la fine dell’intervento entro settembre.

La struttura, invece, ha iniziato ad essere «spacchettata» proprio in questi giorni. Con una pandemia ancora da risolvere e con tutte le incertezze legate al rilancio del turismo, Venezia si prepara all’apertura di un nuovo hotel a cinque stelle. —

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