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Chioggia, scontro mortale tra barchini: un 40enne a processo per la morte di Endri Febo

È accusato di omicidio colposo, naufragio, omissione di soccorso, false dichiarazioni. Lui nega qualsiasi responsabilità 

CHIOGGIA. Il corpo martoriato di Endri Febo era stato trovato tra le acque del Canale dei Petroli a distanza di tre mesi dal terribile incidente nautico notturno del quale era rimasto vittima. Per la sua morte, il 22 aprile avrà inizio il processo a carico del 40enne chioggiotto Claudio Boscolo Chio.

Ieri, infatti, la giudice per le indagini preliminari Marta Paccagnella ha accolto la richiesta della pubblico ministero Federica Baccaglini e rinviato a giudizio il pescatore, chiamato a rispondere di numerosi gravi reati: omicidio colposo, naufragio, omissione di soccorso, false dichiarazioni. Lui si difende negando qualsiasi responsabilità.


L’incidente mortale è avvenuto nella notte del 21 dicembre 2018, quando i due pescatori di vongole stavano navigando in laguna, lungo rotte opposte e parallele. Nella nebbia fitta. Secondo la ricostruzione della Procura, Boscolo era diretto a Chioggia ad «elevatissima velocità» alla guida di una barca con potenza di motori doppia rispetto a quella installabile e priva di luci di segnalazione per la navigazione notturna - così si legge nel capo di imputazione, sul quale sarà chiamato ad esprimersi il Tribunale - quando in zona delle Motte, nell’area del Cornio Vecchio, «avendo notato da tempo sul radar un bersaglio in avvicinamento, virava sulla propria dritta tagliando la strada al drifting condotto da Endri, senza neppure fare uso di segnale acustico sia per segnalare il cambio di rotta sia per segnalare la propria presenza (come peraltro previsto in caso di nebbia)». Lo scontro era stato fortissimo, per effetto dell’urto il guscio di coperta del drifting si era staccato dalla prua, «affondando e facendo cadere in acqua i due occupanti».

«Boscolo non ha avuto alcuna responsabilità nel sinistro», replica l’avvocato difensore Giovanni Daniele Toffanin, «certamente le due imbarcazioni si trovavano in acque della laguna dove non avrebbero dovuto essere, ma noi sosteniamo che Boscolo abbia segnalato il pericolo e l’altra imbarcazione - che secondo noi non era condotta da Febo - gli sia andata addosso. Anche Boscolo è stato sbalzato in acqua e a quel punto ha cercato di salvare se stesso e chi era con lui, non sapendo chi c’era nell’altra imbarcazione».

Sin qui le due opposte posizioni di accusa e difesa. I congiunti di Febo Endri si sono costituiti parte civile con l’avvocato Daniele Grasso. —



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