«Un nuovo patto di distretto per rilanciare il calzaturiero»

L’appello dei sindacati: «Estendere la cassa integrazione almeno fino a ottobre o si rischiano fino a 3 mila licenziamenti, una bomba sociale per i nostri Comuni»

STRA

«Per il comparto del calzaturiero serve la cassintegrazione Covid almeno fino a ottobre di quest'anno. In caso contrario sarebbero in arrivo migliaia di licenziamenti, già a fine marzo. Serve poi un nuovo patto di distretto, per puntare al rilancio: vanno coinvolte le grandi griffe con una redistribuzione del lavoro fra terzi per i prossimi due anni». È l’appello dei sindacati e rsu di tante aziende del territorio.


Michele Pettenò della segretaria metropolitana della Filctem Cgil fa l'analisi della situazione. Una prospettiva, quella che si delinea, a tinte fosche e che rischia di aggravarsi di settimana in settimana. «La situazione del comparto calzaturiero» spiega Pettenò «da dicembre ad ora non è per nulla migliorata. Anzi, le prospettive del mercato sono pessime e anche la stagione invernale di fatto è stata un fallimento dal punto di vista delle vendite. Ad ora il 60% delle imprese del settore ha chiesto gli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti. Serve un accordo con le griffe per redistribuire il lavoro a tutte le aziende che lavorano per conto terzi in modo equo, magari attraverso un patto di distretto ben regolamentato».

«Il calzaturiero in Riviera del Brenta» sottolineano i sindacati «e i lavoratori di questo comparto, stanno attraversando il momento più difficile dal Dopoguerra. Negli ultimi anni sono stati incrementati gli investimenti in processi di ricerca, sviluppo, qualità dei materiali e di digitalizzazione, cercando di coniugare la tradizione con le moderne tecnologie. Il distretto del calzaturiero della Riviera ha generato un fatturato pari a 2 miliardi di euro nel periodo pre Covid19 con circa 10 mila lavoratori e più di 500 imprese. Se non si interviene con gli ammortizzatori sociali subito, dopo marzo ci si potrebbe trovare con un taglio di personale immediato di 2- 3 mila lavoratori. Una bomba sociale che investirà tutto il territorio della Riviera, ma soprattutto nei comuni di Fossò , Fiesso, Stra e Vigonovo, dove le fabbriche di scarpe sono storicamente più diffuse e rappresentano un volano economico per l'intero territorio».

«Oltre al patto di distretto per la redistribuzione del lavoro e l'estensione degli ammortizzatori sociali» spiega Cristina Gregolin (Femca Cisl) «servirebbero anche degli accordi all'interno della Consulta del calzaturiero fra tutte le parti, per un turn-over dei lavoratori che magari finiscono in esubero. Lavoratori che dovrebbero essere riqualificati e riassunti in altre aziende del distretto dove ve ne sarà la necessità, utilizzando lo strumento formativo del Politecnico di Stra».

Nei mesi scorsi anche i sindaci della Riviera del Brenta si sono messi a disposizione delle aziende calzaturiere e delle parti sociali per cercare di affrontare la grave crisi in atto. —

Alessandro Abbadir

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