Il donatore dei record è il veneziano Giovanni Penso: «Nei miei cinquant’anni 140 litri di sangue»

Giovanni Penso, veneziano doc di Cannaregio, ha raggiunto il record di 278 donazioni con l’Avis

Abita a Cannaregio, costretto alla “pensione” per limiti di età. «La prima donazione nel 1971, ora è il momento dei giovani» 

VENEZIA. In cinquant’anni di carriera avisina ha donato 140 litri di proprio sangue, plasma e piastrine. Lunedì ha fatto l’ultima donazione, la numero 278 al Centro trasfusionale dell’Ospedale Civile, ed è andato simbolicamente in pensione per raggiunti limiti di età.

È la storia di Giovanni Penso, veneziano doc di Cannaregio, che dal 1971 è stato una colonna portante nel panorama locale dei donatori di sangue, e attualmente era uno di quelli con il maggior numero di sacche donate in attività sul territorio nazionale. Per la sezione Comunale Avis di Venezia, competente per centro storico e isole, era il vero recordman.

All’Ospedale Civile, lunedì mattina, è stato festeggiato dal personale con tanto di torta e foto ricordo. Giovanni Penso compirà domenica 70 anni, dopo una lunga carriera avisina, nel volontariato, e lavorativa in ambito bancario.

«La prima donazione di sangue la feci nel 1971», racconta. «Ero a militare, e chiesero se qualcuno volesse recarsi all’Ospedale al Mare del Lido per donare. Finito la leva, mi sono iscritto all’Avis, e ho smesso solo questa settimana. Fosse stato per me, sarei andato avanti, ma purtroppo queste sono le regole. Ho sempre risposto all’appello, sia che fosse per sangue, plasma o piastrine. Mi sono commosso lunedì, e mi dispiace tanto, negli anni ho incontrato delle persone meravigliose all’Avis e in ospedale, e per me sono state come una seconda famiglia. Ci lascio il cuore. Alla fine donare il sangue è un piccolo aiuto che ho potuto dare agli altri, un gesto di amore. Dai poco ma ricevi tanto. La soddisfazione di donare è enorme».

Giovanni Penso è stato festeggiato anche dalla presidente dell’Avis Comunale di Venezia, Patricia Springolo, e dal consiglio direttivo. «Tutti lo ringraziamo per quello che ha fatto verso il prossimo, e di sicuro ha contribuito a salvare la vita di qualcuno», dice Patricia Springolo.

«Dobbiamo prendere d’esempio persone come lui. Dare agli altri senza avere nulla in cambio, aiutare gli ammalati e la nostra sanità è basilare, soprattutto in un momento così difficile. Speriamo che sia di ispirazione alle giovani generazioni».

E infatti lo stesso Giovanni Penso osserva: «Donare è importantissimo, significa dare qualcosa a un altro. Il fatto stesso di non dover aspettare che qualcuno ne abbia bisogno, padre, mamma o proprio fratello, è uno stimolo in più. A tutti dico: chi può doni, senza aspettare che qualcuno chieda oppure di avere un tornaconto. Non bisogna aspettare ma bisogna agire prima che serva. Ci si gusta in silenzio l’essere un artefice di quell’aiuto senza ricompensa. La soddisfazione deriva proprio dal non sapere a chi va il tuo sangue, ma sapere che serve a qualcuno. La gioia di dare senza bisogno di sentirti dire grazie. Quando donavo era un momento di felicità a prescindere. Donare il sangue poi fa stare meglio fisicamente. Anche i miei nipoti lo fanno, e mio figlio è in attesa di iniziare. Mi spiace immensamente dovermi fermare, ma sarò a disposizione dell’Avis per poter portare il mio esempio e sensibilizzare gli altri alla donazione». —



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