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Droga contro la fatica per i bengalesi dei cantieri navali di Marghera

A processo cinque bengalesi nell’ambito dell’inchiesta in cui carabinieri avevano sequestrato oltre 30 mila pastiglie di Yaba, potente stupefacente distribuito tra gli operai

MARGHERA. La chiamano Yaba, la droga di Hitler. Nell’ottobre del 2019 i carabinieri del Nucleo investigativo di Mestre ne hanno sequestrato oltre 31 mila pastiglie: stupefacente così potente - aveva rivelato un’altra inchiesta, quella sullo sfruttamento di manodopera nelle ditte dei subappalti Fincantieri, gestite da titolari bengalesi - che veniva distribuito tra gli operai dei cantieri navali perché non sentissero la fatica arrivare.

Per quel maxi-sequestro di droga - oltre 3 chili di stupefacente, per un valore di circa 200 mila euro - ieri, la giudice per le udienze preliminari Barbara Lancieri ha rinviato a giudizio cinque cittadini bengalesi, per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti: il processo avrà inizio a marzo.


Sono accusati di essere stati i fornitori nel Nordest di Yaba, droga usata soprattutto dai tossicodipendenti bengalesi e che ha una capacità di creare dipendenza triplica rispetto all’ecstasy. Non è un caso che venga chiamata anche la “droga della pazzia”.

Molto potente e poco cara– 7-8 euro a dose. I bengalesi la usano - ma è diffusa in tutto il sud-est asiatico - per l’euforia che crea inizialmente e la resistenza che dà alla stanchezza, con un senso di forza. Viene così distribuita tra gli operai bengalesi, che sono impegnati soprattutto nei sub-appalti delle cooperative dei cantieri navali e nel mondo della ristorazione. Così quello veneziano è diventato uno dei mercati più fiorenti del nostro Paese. O, perlomeno, lo era prima che il Covid cambiasse il mondo.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, le pastiglie con l’immagine di Hitler arrivava in Italia direttamente dal Bangladesh, trasportate da corrieri che giungevano con l’aereo a Roma o a Venezia: la droga nascosta nel doppio fondo di bagagli contenenti alimenti.

Nel luglio 2018, a Roma, un fornitore era stato arrestato con un migliaio di pastiglie. Era partito da Mestre per andare a fare rifornimento nella capitale. A dicembre un corriere era stato intercettato in via Piave a Mestre, dove era giunto in treno da Roma dopo essersi rifornito di 800 pastiglie. A confermare il traffico, le indagini - tra l’agosto 2017 e il marzo 2019 - avevano già portato all’arresto di altre sei persone con 5 mila pastiglie. Poi il maxi-sequestro di ottobre. —


 

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