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“Buco del Lido”, la Procura chiede 4 milioni ai due ingegneri responsabili del cantiere

Palazzo del Cinema mai nato. Per l’accusa, l’amianto che bloccò i lavori non fu scoperto per le lacune del progetto sul quale vigilavano il responsabile unico del procedimento e il coordinatore

LIDO.  Dopo nove anni di indagini, partite da un esposto del Codacons, sono due ingegneri pubblici ad essere rimasti nella rete della Procura della Corte dei conti del Veneto, che ha chiuso l’inchiesta sui danni all’Erario provocati dal “buco della vergogna” del nuovo Palazzo del Cinema mai nato. Voragine che per anni ha sfregiato il Lido e le casse pubbliche, fondamenta di un iperbolico edificio voluto “un’era fa” da ministero Beni culturali, Regione, Comune per i 150 anni dell’Italia e finito nel baratro della scoperta di una discarica di amianto, bonificata dopo anni e infine ricoperta dal bel piazzale “tombale” voluto dal Comune d’intesa con la Biennale, cestinando definitivamente ogni sogno di mega-palazzo. Tra progettazione, lavori, bonifiche, sono stati spesi 35 milioni di euro.

Nei giorni scorsi, il vice procuratore generale Giancarlo Di Maio ha citato a giudizio l’ex responsabile unico del procedimento Fabio De Santis e l’ex coordinatore della struttura di missione, Raniero Fabrizi: il danno loro contestato è di 4,190 milioni di euro, al 70% in carico all’ingegnere ex responsabile unico del procedimento (Rup) e per il 30% al coordinatore.


Secondo l’accusa mossa dal vice procuratore Giancarlo Di Maio – sulla base delle indagini del Nucleo tributario della finanza – sarebbe loro «la responsabilità per essere stata posta alla base dei lavori intrapresi una progettazione esecutiva viziata e lacunosa», perché a loro «competevano compiti di verifica e controllo dell’adeguatezza e completezza degli elaborati progettuali». A redigere il progetto fu Sacaim, ma – secondo la Procura – Rup e coordinatore avrebbero dovuto rilevale l’assenza di appropriate indagini archeologiche, di caratterizzazione dei terreni che avrebbero fatto scoprire subito l’ampiezza del velenoso segreto nascosto nel cuore del Lido.

Il processo contabile avrà inizio il 14 aprile, davanti alla Corte dei Conti presieduta da Carlo Greco, che deciderà se i due igegneri siano o meno colpevoli di aver arrecato grave danno alle casse pubbliche.

La storia del faraonico progetto è nota. Il bando lo vince Sacaim nel marzo del 2008, con un’offerta di 61 milioni e un ribasso d’asta che sfiora il 20 per cento. A giugno – con il benestare della coordinamento di struttura di missione – la spesa preventivata sale a 94 milioni e mezzo e a settembre, con l’ennesima variante si arriva a 137 milioni. Viene così dato il via ai lavori, con l’abbattimento dei 105 alberi che devono lasciare il posto al palazzo. A marzo la scoperta che tutto sconvolge: una discarica di amianto nell’area che avrebbe dovuto ospitare le fondamenta. Inizia il calvario: il buco a cielo aperto fa il giro del mondo, lvori fermi tra contenziosi e transazioni con la ditta.

La Procura non contesta le necessarie spese per la bonifica dell’area (15 milioni), ma che non ci si sia accorti subito – con adeguati carotaggi – che lì c’era l’amianto: «Eventi che non possono essere spiegati se non come risultante del processo innestato dalle lacune del progetto (...) quando l’opera intera averebbe dovuto essere realizzata in due anni».

A febbraio del 2020, Di Maio aveva inviato un “invito a dedurre” a 13 tra commissari e subcommissari, rup, membri della commissione tecnica, contestando 12 milioni di danno erariale. Per undici ha accettato le loro difese: sono rimasti Rup e coordinatore di missione. Rispondendo alla citazione, De Santis si è difeso sostenendo di aver recepito le proposte degli enti coinvolti. Fabrizi di essere stato «l’ultimo formale segmento amministrativo di un iter» affidato a soggetti diversi.

Per il 50% del danno, la Procura ritiene responsabile Sacaim, estranea al procedimento contabile. Altri due milioni li “sconta” per il caos di un procedimento in capo a una molteplicità di organismi (struttura di missione, coordinatore struttura di missione, commissari straordinari, comitato tecnico, commissione consultiva) di Stato, Regione, Comune, privati. Restano così nel setaccio 4,109 milioni.

«Preme sottolineare il notevole e scrupoloso impegno della Procura, in particolare del vice procuratore Di Maio», commenta il procuratore Paolo Evangelista, «nel valutare le condotte assunte nel tempo da diverse autorità e esaminare centinaia di documenti tecnici». Ma la parola spetta ora ai giudici. La Corte stabilirà se ci siano responsabili o meno. —



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