Mose, paratoie alzate per ventiquattr’ore Riaperta solo Malamocco per le navi

D’Alpaos: «Verificate cosa succede alla laguna». Dagli spazi tra le paratoie entrano mille metri cubi d’acqua al secondo



Mose sollevato tre volte in 24 ore. L’acqua alta non molla, e le barriere adesso vengono azionate anche al di sotto della quota che era stata annunciata dal commissario Spitz. Dopo il grave errore dell’8 dicembre, con l’allarme ignorato proprio il giorno della marea più alta dell’anno – 138 centimetri – adesso si alzano le dighe in base al nuovo protocollo. Considerando cioè un margine di errore di 35 centimetri. Una soglia di super-sicurezza. Così le movimentazioni si moltiplicano. Ieri mattina le tre bocche di porto sono state chiuse alle 6, riaperta alla navigazione solo Malamocco, intorno alle 14.30. Lido e Chioggia sono rimaste chiuse fino a stamattina anche se l’acqua era attesa a “soli” 110 centimetri. Per stamattina le previsioni parlano di un’altra punta di 125-130. Serie nera che è ormai un record. Il meccanismo funziona, dicono soddisfatti i tecnici che divisi in squadre lavorano nelle tre control room del Mose. Si tratta sempre di test, perché gli impianti ancora non sono collaudati. E i dati delle manovre ripetute saranno utili adesso per capire cosa funziona e cosa no. Restano i problemi di durata di molte componenti del sistema, come le tubazioni e le valvole che andranno sostituite. Resta anche il problema di chi pagherà questi test – che secondo alcune stime costano fino a 300 mila euro l’uno – vista la scarsità dei fondi disponibili.


Ieri intanto un fenomeno particolare è stato osservato con le tre barriere chiuse. La bora che soffiava in mattinata – fino alle 10 – ha spinto l’acqua verso Chioggia, dove si è registrato un livello interno di 76 centimetri, venti più che a Venezia, 30 più che a Burano. Poi il vento è girato a scirocco, e allora il livello a Venezia è aumentato di 25 centimetri, toccando quota 80. Una massa di acqua enorme spostata dal vento.

In mare intanto lo scirocco toccava i 70 chilometri l’ora, con onde alte fino a sette metri nella piattaforma del Cnr. E’ uno dei tanti fenomeni su cui gli esperti chiedono studi e verifiche. L’ingegnere Luigi D’Alpaos, idraulico dell’Università di Padova fra i massimi esperti di idrodinamica lagunare, lancia un appello: «Chiedo che in questa fase che si definisce di sperimentazione si approfitti per verificare cosa succede alla laguna quando si aziona il Mose». D’Alpaos sta studiando simulazioni sulle ultime chiusure della barriere nel mese di dicembre. In particolare quelle prolungate di decine di ore. La prima scoperta riguarda l’acqua che entra in laguna anche a Mose chiuso. «Dai traferri, cioè gli spazi di 8 centimetri tra una paratoia e l’altra, passano mille metri cubi al secondo. Non poco, visto che a bocche aperte la quantità d’acqua del mare che entra in laguna è di 20 mila metri cubi». Anche le aperture parziali delle dighe, sperimentate in dicembre a Malamocco, secondo D’Alpaos hanno arrecato fenomeni di erosione significativi nella parte di laguna a valle della barriera. «Bisogna dare risposte a tutti questi interrogativi», dice, «misurare le onde. Altrimenti ci troveremo a farlo tra vent’anni. Lo stesso che è successo con il porto. Lo dicevamo che le due attività non sono compatibili, e lo saranno sempre meno visto l’aumento del livello del mare. Adesso se ne sono accorti tutti». Temi per la nuova Autorità della laguna, che si dovrà insediare dopo le feste, destinata a sostituire il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per i lavori in laguna dal 1984.

Il commercialista Massimo Miani, nominato commissario liquidatore è già al lavoro. Si dovrà decidere adesso la nuova architettura della Salvaguardia. Girare pagina rispetto ai guai prodotti dal monopolio, sfociato nello scandalo delle tangenti. E coinvolgere gli esperti di laguna e i territori, come chiedono le associazioni, la Regione, il Comune. Intanto c’è risolvere la questione del commissario Ossola. Nominato nel 2014 da Anac e Prefettura di Roma come amministratore straordinario insieme all’avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo. Adesso Fiengo si è dimesso, come vuole la legge. Ossola è rimasto con la qualifica di direttore dei lavori. Situazione anomala, che molti chiedono di chiarire. Intanto oggi ancora acqua alta e Mose sollevato. Al maltempo si somma l’effetto sessa, cioè l’onda di oscillalazione dell’Adriatico. —

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