Educatrici in piazza e materne chiuse a Venezia e Mestre: «Il nostro presidio per salvare il posto»

La manifestazione in piazza Ferretto a Mestre

Doppia contestata iniziativa a San Geremia e piazza Ferretto: «Ma se protestiamo è perché non abbiamo risposte»

VENEZIA. Scioperare in tempi di emergenza Covid non è affatto facile. Lo hanno testato i sindacati veneziani per lo sciopero nazionale del pubblico impiego. Protesta nazionale, finita nel mirino delle critiche in tempi di pandemia e crisi economica, a cui a Venezia si è aggiunta la protesta delle educatrici e degli educatori di nidi e scuole materne del Comune di Venezia.

Due i presìdi: mercoledì mattina in campo San Geremia quello del pubblico impiego; nel pomeriggio in piazza Ferretto quello delle educatrici del Comune. Un centinaio di partecipanti al mattino, altrettanti il pomeriggio con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil.

Mancavano i lavoratori della sanità al lavoro negli ospedali: all’Usl 3 Serenissima nessun contraccolpo con i contingenti minimi garantiti. Ma lavoratori della sanità al lavoro mercoledì hanno inviato selfie solidali con il presidio. Tra mascherine e camici, anche cartelli di adesione alla protesta: «Non mi fermo, ma protesto», il messaggio. L’emergenza sanitaria non ammette di incrociare le braccia di questi tempi. Ma idealmente erano con chi ha manifestato.

«Lo sciopero è un diritto e se siamo arrivati a proclamarlo è perché su assunzioni, sicurezza, contratti non ci sono risposte adeguate», hanno spiegato i sindacati del Pubblico impiego.

Ma a Venezia la partecipazione non è stata totale, perché, ammettono i sindacalisti, è difficile prevedere una alta partecipazione quando metà del personale si trova a lavorare in smart working, da casa, e hanno pesato anche le critiche che vedono quello di ieri come lo sciopero dei privilegiati, che non vedono mai messo in discussione il loro posto di lavoro.

«Invece un nuovo contratto di lavoro, atteso da tanto, permetterebbe anche di normare queste nuove forme di lavoro. Tanti stanno dando il massimo anche da casa. E va detto chiaramente che un lavoratore fannullone, la cui condotta noi non approviamo e mai abbiamo approvato, continua a farlo sia che si trovi in ufficio che dal computer di casa», spiegano i sindacalisti. Cinque tra asili e materne erano aperti ieri sui 44 del Comune di Venezia.

«Sono le scuole dove erano in turno le supplenti e i lavoratori precari, che ovviamente temono per i loro contratti», ribadiscono Mario Ragno della Uil e Daniele Giordano della Cgil che hanno partecipato al presidio di piazza Ferretto, per una protesta che chiede al Comune di rinforzare gli organici per garantire la qualità del servizio.

«Non si tratta di una protesta politica: l’attuale amministrazione comunale ha tutto il diritto, dopo l’esito delle urne, di governare la città ma deve rendersi conto dei problemi reali», insiste Ragno. «Serve un progetto educativo vero per le scuole dell’infanzia ma questa giunta ha idee diverse e non ha intenzione di investire in questo settore fondamentale per i cittadini», ribadisce Daniele Giordano per la Camera del Lavoro veneziana. «E infatti la partecipazione è stata altissima come è stata quella delle ausiliarie di Ames poche settimane fa». In piazza in segno di solidarietà anche la capogruppo Pd Monica Sambo.Roberta Berton, del nido Sole, delegata Uil e della Rsu, spiega.

«Scioperare ci costa, ci sono ordini di servizio continuo, colleghe assenti che non vengono sostituite e il fine turno dipende dall’amministrazione. Ci sono sezioni con 12-13 lattanti e una sola educatrice al pomeriggio. Non è qualità questa e manco più baby sitteraggio. Non chiediamo aumenti di stipendio ma assunzioni di nuovo personale e sicurezza». —

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