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Jesolo, il Covid hospital è già al completo

Novanta ricoverati, quindici in terapia intensiva e altri 5 in semi intensiva. I medici: «Se va avanti così avremo bisogno di letti a San Donà e Portogruaro»

JESOLO. L'ultima sezione del Covid hospital di Jesolo è stata riaperta ieri 4 dicembre. Spezzando la speranza, auspicata il 30 maggio scorso, di non doverla riaprire mai più.

In questo momento ci sono novanta posti letto per le malattie infettive, di cui 73 occupati, 15 in terapia intensiva tutti occupati, più altri cinque di semintensiva. Cui vanno aggiunti i 25 posti letto alla Casa di cura Rizzola di San Donà e altri 20 alla casa di riposo Stella Marina di Jesolo. Se, nella prima fase di ottobre, molti erano pazienti di altre Usl, adesso arrivano dal territorio che ha quasi 1300 positivi, una media di un centinaio al giorno.


Nel Covid hospital vigilano i primari dottor Lucio Brollo in malattie infettive e Fabio Toffoletto in terapia intensiva. Insieme hanno lanciato l'allarme con il direttore generale, Carlo Bramezza: «La situazione è grave e i contagi non si abbassano, di questo passo dovremo creare reparti Covid anche negli ospedali di San Donà e Portogruaro». Una proporzione che potrebbe arrivare a 80 per cento di posti Covid.

Secondo la direttrice sanitaria, Maria Grazia Carraro, se la gente non rispetterà le restrizioni, con una seria presenza di asintomatici non quantificabile, la situazione potrebbe aggravarsi a Natale.

Nel Covid hospital di Jesolo, oggi i medici, gli infermieri e operatori socio sanitari lavorano a testa bassa. Non si parla più degli “eroi in corsia” che la gente incitava con enfasi. Nel silenzio, lavorano senza perdere la concentrazione. Non ci sono pazienti in giro, essendo chiusi nelle stanze, oppure in terapia intensiva, intubati, con i caschi per respirare.

La signora Stefania abita a San Donà ed è ricoverata al Covid-hospital dal 2 dicembre. Il suo racconto dovrebbe mettere tutti in guardia. Una testimonianza forte.

Non sa ancora se per Natale potrà essere a casa, come buona parte dei nuovi ricoverati, 20 dei quali sono appena arrivati alla medicina di San Donà e non sanno quando torneranno a casa.

«Oltre a me sta male tutta la famiglia» spiega Stefania, «io ho iniziato con la febbre il 22 novembre, poi si è infettata anche mia mamma di 71 anni e una figlia. Ho una seconda figlia che non è contagiata, ma siccome vivono nella stessa abitazione sono in quarantena. Poi c'è mio marito che non è contagiato e lui per evitare il peggio e continuare il lavoro si è dovuto affittare un appartamento dove vive da solo fino a quando staremo tutti bene. In questo momento è la figlia non contagiata che si sta prendendo cura di tutti loro. Per la spesa ci aiutano degli amici e mio marito lasciando le borsette fuori casa».

«Non mi sentivo molto bene» ricorda la paziente di San Donà, «domenica 22 novembre è iniziata la febbre, il 24 ho voluto fare subito un tampone per conto mio, a pagamento, ed è risultato positivo, a quel punto ho avvisato il mio medico ed è stato fatto il tampone a tutta la famiglia. A distanza di qualche giorno mia mamma ha avuto un tracollo, ora è a casa ed è seguita a domicilio dal personale dell'unità speciale dell’Ulss. Dove ho preso il virus? Al lavoro, io sono una impiegata, ho sempre utilizzato i dispositivi di protezione, ma probabilmente qualche collega non lo ha fatto. Penso infatti di essere stata contagiata infatti da un collega che ha sottovalutato la situazione. Invece, non bisogna affatto sottovalutare il virus perché io, ad esempio, sono sempre stata una persona sana, non ho mai avuto problemi fisici, e ora sono in ospedale. Si pensa che questa malattia colpisca gli anziani, che vanno tutelati, e invece colpisce molto anche la fascia dai 40 ai 50 anni. Questa non è una influenza come tanti pensano» conclude dal suo letto, «nel momento in cui arriva la febbre è una valanga inarrestabile, e io penso che molta gente non abbia ancora capito cos'è questa malattia. A San Donà  ho visto bar pieni, tanta gente senza mascherina, tanti se ne fregano del virus, anche tanti gestori non sanificano il posto dopo che il cliente è uscito dal locale. Per il Natale voglio essere fiduciosa, anche se non vi è nulla di certo, mancano ancora dei giorni, spero di uscire dall'ospedale e di trascorrerlo a casa, in famiglia». —


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