Ricoveri Covid, ora  nel Veneziano è caccia ai posti letto

La Relaxxi di Noale

L’Usl 3 chiede di attivarne 35 tra Fatebenefratelli, Villa Salus e Relaxxi di Noale, se necessario altri 20 tra Mirano e Chioggia

MESTRE. Da una parte, il supporto del privato e dall’altra la riorganizzazione degli ospedali. Nell’Usl 3 è caccia ai posti letto, nel tentativo di fronteggiare l’emergenza.

Ora con la scesa in campo delle strutture convenzionate, in appoggio agli ospedali del territorio. Una rinnovata sinergia che ha la forma di 35 nuovi posti letto di comunità, per il ricovero di pazienti Covid che non necessitano di cure ospedaliere, ma non ancora autonomi per essere dimessi.

Il piano, attivabile su richiesta del direttore sanitario Tessarin, prevede l’implementazione della dotazione attuale con 20 posti letto nell’ospedale di comunità Relaxxi di Noale, 10 a Villa Salus e 5 al Fatebenefratelli di Venezia. Posti letto che si aggiungeranno ai 25 già presenti nelle strutture private del territorio: 10 a Villa Salus (217 i letti totali) e 15 al Fatebenefratelli. Oltre a quelli che già si trovano all’ospedale di comunità di Noale, che ora ospita 9 degenti Covid, e al centro Nazaret di Zelarino, con 14 posti occupati su 30.


Ma la potenza di fuoco dell’Usl 3 potrebbe sprigionarsi ulteriormente, con la possibile attivazione di 20 ulteriori posti letto di comunità: 12 all’ospedale di Mirano, nella struttura di proprietà della rsa Mariutto, e 8 all’ospedale di Chioggia.

L’Usl 3 ha deliberato l’acquisto urgente di 17 letti di terapia intensiva, 9 per l’ospedale di Dolo e 8 per quello di Mirano, e di una serie di strumenti per il loro funzionamento. Questi letti, specifica l’Usl, serviranno a sostituire i più vecchi già presenti. Vecchi letti che verranno comunque conservati in deposito, pronti all'uso, se un futuro piano regionale dovesse richiedere l’attivazione di un numero superiore ai 101 posti letto di rianimazione ora previsti per l'Usl 3 e nella disponibilità materiale dell’azienda sanitaria, che per il momento ne ha attivati una novantina.

L'altro fronte dell’emergenza si misura negli ospedali. Lo dimostra lo sforzo extra del Civile, passato dalla dotazione nella prima ondata di 29 posti letto Covid (10 in terapia intensiva e 19 in malattie infettive) all'attuale disponibilità di 78 (implementabili), con l’aggiunta dei 49 posti letto di Medicina. A questi si aggiungono i 4 in osservazione breve intensiva e i 4, per sospetti Covid, nell’area grigia del Pronto soccorso. A controllare il “maxi reparto Covid” sono 26 medici - 12 internisti, 10 rianimatori e 4 infettivologi -, 71 infermieri e 36 Oss.

A guidare la Medicina interna è il primario Andrea Bonanome, che ricorda il giorno in cui il virus è entrato per la prima volta a Venezia, il 23 febbraio. «Ricordo quella telefonata al mattino: due tamponi positivi in Rianimazione. Sono corso in reparto. Si è deciso di tamponare tutto il personale e di evacuare molti spazi, per sanificarli. Da quella giornata è cambiato tutto».

Aggiunge Sandro Panese, primario di Malattie infettive: «L’impatto che l’epidemia sta avendo sulla medicina è simile alla spinta della Prima guerra mondiale alla chirurgia». Mentre Marco Meggiolaro, a capo della Rianimazione, sviscera un altro aspetto delle cure: «Nei casi più importanti, il Covid compromette l’apparato neuromuscolare. Per questo la riduzione della sedazione e la riabilitazione precoce - su cui stiamo lavorando, per una più rapida ripresa dei pazienti poi dimessi - sono fondamentali. Una sedazione minore diminuisce i danni dell’immobilizzazione per la permanenza in terapia intensiva». —



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