Avventura nell’era Covid. «L’Italia si è fermata e noi siamo in viaggio come moderni nomadi»

Mamma Giorgia, papà Alberto e due figli piccoli da tre mesi girano l’Italia su un camper: «Stiamo nei borghi tra poche persone»

La storia

Su Instagram raccontano il loro viaggio con il nome di “Camp-Eroi”. Giorgia Maroni, il compagno Alberto Perin e i figli, Alvise di 4 anni e il piccolo Simone di 2 , in questi tempi di pandemia, che ferma regioni e costringe a casa sono da tre mesi in viaggio, a bordo di un camper, lungo l’Italia dei borghi.


Sono partiti alla fine di agosto da Mestre. Tappa finale la Sicilia, che però nel frattempo è diventata zona rossa. E dopo Puglia e Molise sono arrivati in Basilicata, ora zona arancione, e qui hanno deciso di tornare indietro.

La pandemia li ha fermati: «Avevamo provato a prendere in affitto una casa ma non potevamo permettercela. E quindi stiamo rientrando lentamente, prima siamo arrivati nel Lazio e poi verso il Nord. Ora siamo a Modena e ci fermeremo un po’. Non torneremo subito a Mestre perché per finanziare questa avventura abbiamo affittato la nostra casa e quindi andremo a stare nella casa di mio nonno, a Riva del Garda», spiega Giorgia.



Alberto a marzo ha saputo che sarebbe stato licenziato dalla azienda per cui lavorava e Giorgia un anno fa si era già licenziata, perché faticava a seguire i figli con un impiego distante da casa. Da tempo lavora come grafica freelance, con una serie di collaborazioni.

«Sì, siamo due disoccupati», ridono. Ma non hanno avuto paura. Anzi, hanno pensato fosse l’occasione giusta per una vacanza “sabbatica”, per dedicarsi ai figli. All’inizio il viaggio doveva portarli a Capo Nord o nel Nord Europa. Ma il Covid 19 ha cambiato i piani, le frontiere sono state chiuse e l’Italia è diventata la terra di viaggio. «Pareva una scelta di ripiego ma abbiamo scoperto una Italia insolita, fatta di piccoli paesi e natura. Non sapevamo se postare le foto, temendo critiche, ma le reazioni sono positive: andiamo dove c’è poca gente, scegliamo paesi piccoli e le persone che incrociamo riempiono il cuore. Conoscono il territorio e hanno voglia di raccontarlo e sono entusiasti», dicono.



«Le persone sui social hanno reazioni positive: una sana invidia positiva, capiscono che stiamo facendo una cosa bella per i nostri figli. Siamo rispettosi, sempre con la mascherina, e lontani dalla ressa», dice Alberto. Il sorriso è il tratto distintivo di questa famiglia di moderni nomadi.

«Viaggiare con i bambini, 24 ore su 24, in spazi ristretti è una fatica e bisogna essere sempre sereni. Ora loro si sono adattati, sono degli zingari». La coppia ha fatto scelte precise: «Viaggiare in camper significa libertà, ma anche solitudine. I contatti possono essere ridotti al minimo: dormi, ti lavi, mangi sempre nella tua “casa”. Stiamo viaggiamo in modo sicuro (anche se ovviamente la sicurezza totale non esiste)», raccontano.

Per il loro viaggio in tempi di pandemia hanno scelto di essere per quanto possibile non inquinanti. «Dove è possibile usiamo le bici e all’inizio anche il bus; usiamo prodotti che inquinano poco e, come a Mestre, evitiamo i supermercati: il cibo lo prendiamo nei piccoli negozi e nei mercati locali. E ci viziamo con le cene da asporto consumate dentro il camper». —



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